Crea sito

Tag: Splatter

X Files – Voglio Crederci (2008)

by Cabal on mar.21, 2010, under 2008, Thriller

Titolo Originale: X Files – I Want to Believe (Letteralmente: Voglio Credere)

Regia: Chris Carter

Cast: Gillian Anderson, David Duchovny, Mitch Pileggi

Genere: Thriller, Horror

“Lei crede in queste cose?” – “Diciamo che voglio crederci.” - Padre Joe e Fox Mulder

La dottoressa Dana Scully viene contattata dall’agente Mosley Drummy per ritrovare Fox Mulder, ex responsabile della sezione “X-Files” dell’FBI, considerato l’unico in grado di collaborare alle indagini riguardo a misteriose sparizioni di alcune donne. Lei si reca dall’ex collega e lo mette al corrente dei fatti. Mulder comincia ad indagare assieme agli agenti ma quando capirà cosa si cela dietro ai rapimenti avrà bisogno dell’aiuto di Scully e di Padre Joe, un medium capace di vedere avvenimenti passati. Insieme scopriranno un agghiacciante segreto.

Voglio Crederci è il secondo lungometraggio tratto dalla famosa serie The X-Files e le vicende qui narrate si collocano temporalmente dopo l’ultima stagione del telefilm. A dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare non siamo di fronte ad un film fantascientifico ma ad un thriller con venature horror la cui trama si interseca di poco con quella della serie, tanto da rendere Voglio Crederci un film che avrebbe avuto più ragione di esistere se fosse stato pensato come produzione indipendente, levandogli così il peso di dover essere all’altezza con quello che i fans di X-Files si sarebbero aspettati. Dopo sei anni di silenzio dall’ultimo episodio sono rimasti aperti molti interrogativi riguardo ai personaggi e alle vicende della serie televisiva ma qui non troveremo le risposte. Chris Carter, sceneggiatore e regista, non ha voluto dirigere questo lungometraggio per portare avanti le sue idee fantascientifiche ma per dare più risalto al rapporto tra Scully e Mulder. Le doti medianiche di Padre Joe sono infatti l’unico elemento soprannaturale del film. La trama procede con lentezza per circa metà del tempo, accompagnata da un banale ripetersi di situazioni e di dialoghi poco interessanti. Tentando di concentrare l’attenzione sui caratteri dei personaggi principali l’originaltà viene a mancare, in quanto David Duchovny è sempre uguale a sè stesso e Gillian Anderson, pur essendo un’ottima attrice, non riesce a reggere da sola tutto il peso di un film che ha pochi punti di forza. Nessuna interpretazione di spicco tra gli attori secondari. Carter non si è espresso al meglio ma resta comunque uno sceneggiatore molto preparato e sul finale rialza il tono, accelerando il ritmo del montaggio e caricando la tensione. Quando scopriamo il macabro destino che era in serbo per le donne rapite l’atmosfera sconfina nell’horror e questo è un bene, se non altro perchè possiamo provare qualche brivido che spezza finalmente la noia generale. Il film finisce per essere un viaggio attraverso sofferenze fisiche e interiori, attraversato da un sottile velo psichedelico e morboso che si sposa bene col gelo dei paesaggi innevati che fanno da sfondo al susseguirsi di eventi. La realtà attorno a Scully è fredda e quasi paralizzata come a rappresentare la sua anima, ormai privata di ogni forza combattiva da un passato e da un futuro opprimenti e apparentemente immutabili. L’amore che la lega a Mulder sarà l’unica energia che li porterà in salvo. Nel complesso il film si lascia apprezzare se non si hanno troppe pretese ed è tecnicamente ben realizzato dal team della Ten Thirteen Productions, la casa di produzione che curò con egregia professionalità tutti gli episodi televisivi. Il collegamento con la serie X-Files ha avuto un effetto positivo solo al momento del lancio attirando l’attenzione di milioni di fans per poi rivelarsi un flop al botteghino. Chris Carter ha dichiarato che non è da escludersi un terzo lungometraggio basato nuovamente sul tema dell’invasione aliena.

Curiosità:

Nella scena in cui Mulder chiama Scully al cellulare, sul display si leggono due nomi: Bowman e Gilligan. Rob Bowman è il regista del primo film e di molti episodi di X-Files mentre Vince Gilligan è stato scrittore e produttore della serie.

Il film è dedicato a Randy Stone, l’agente di casting che scelse gli attori per l’episodio pilota della serie TV. Morì nel 2007.

Nella scena in cui Scully e Mulder sono sdraiati sul letto insieme, Scully ha in mano il libro “Beautiful WASPs Having Sex” scritto da Dori Carter, la moglie di Chris Carter.

9.511 Comments :, more...

Drag Me to Hell (2009)

by Cabal on feb.18, 2010, under 2009, Horror

Titolo Originale: Drag Me to Hell (Letteralmente: Trascinami all’Inferno)

Regia: Sam Raimi

Cast: Alison Lohman, Lorna Raver

Genere: Horror

“Non possiamo tentare di comprendere il mondo con il solo intelletto” – Rham Jas

Christine Brown è dipendente in banca e si occupa di prestiti. Vorrebbe avere la promozione a vice-direttore ma deve dimostrare al suo capo che ha le capacità necessarie. L’occasione le si presenta quando entra nel suo studio un’anziana, di nome Sylvia Ganush, per chiedere una proroga al pagamento del mutuo affinchè la banca non si riprenda la sua casa. Christine rifiuta la proroga e la vecchia le lancia una maledizione. Entro tre giorni lo spirito del Capro Nero, detto Lamia, verrà a prenderla per trascinare la sua anima all’Inferno…

Veramente valida l’idea di partenza di questo film, sviluppata attorno alle cupe atmosfere di credenze gitane viste raramente in altri film. Bisogna precisare, però, che qui il demone chiamato Lamia ha le sembianze di un caprone demoniaco evocato da atti di stregoneria mentre nella mitologia Lamia è il nome della regina di Libia che si innamorò di Zeus e da cui ebbe dei figli. La moglie di Zeus si adirò per il tradimento e uccise i figli di Lamia, inducendo quest’ultima ad una terribile vendetta: invasa da una rabbia irrefrenabile iniziò a divorare i bambini delle altre madri e presto il suo corpo prese orribili fattezze metà donna e metà animale. L’ispirazione per Sam e Ivan Raimi durante la stesura dello script è forse più influenzata da una specifica credenza di alcune comunità zingare, secondo la quale se il morto non è debitamente onorato può tornare in vita sotto forme animali per reclamare vendetta. In effetti la vecchia Ganush, poco dopo l’incontro con Christine, muore. Che sia forse lei stessa il demone Lamia? Queste considerazioni personali sono di poco conto in quanto la sceneggiatura regge senza difficoltà tutto l’impianto del film destando sempre un certo livello di attenzione. La tensione è ben giostrata da Raimi, che si diverte a giocare con cliché del genere (il motore che non parte proprio quando bisogna fuggire in auto, la maniglia della porta  si muove lentamente quando il demone tenta di entrare e così via…) divertendoci col suo inconfondibile tocco personale. A mantenere alta la tensione ci pensa anche il fattore “conto alla rovescia”, tre giorni e non uno di più per scappare da un demone potentissimo ed estremamente determinato a compiere la sua missione. La scelta degli attori è ben studiata: Christine (Alison Lohman) ci appare come una docile creatura dal viso fanciullesco, capace di terribili nefandezze dietro questa candida facciata; il suo ragazzo Clayton (Justin Long) è altrettanto pulito nei lineamenti e sprigiona tutto il benessere che la sua elevata classe sociale porta con sè, marcando netto il contrasto con i “malvagi” zingari, che poi di malvagio non fanno proprio nulla se non essere maltrattati da una upper class di banchieri. Ma la vera star di questa pellicola è indubbiamente Lorna Raver nella parte di Sylvia Ganush. Una forza recitativa devastante soprattutto se relazionata all’età dell’attrice, quasi settantenne. In qualunque scena ella compaia eclissa totalmente gli altri attori, incarnando e insieme sprigionando la forza distruttrice della vendetta che incanala nella sua terribile maledizione. Questa sua interpretazione carica il film di terrore mentre attendiamo di vedere il Capro Nero rivelato. Tutto è confezionato con professionalità, anche gli effetti speciali del maestro Gregory Nicotero sono di ottimo livello, ma c’è qualcosa che non va… questo non è il Sam Raimi che conosciamo. E’ come se il regista non potesse o non volesse esprimersi appieno. Forse per paura di ricadere nel già visto, forse per le pressioni commerciali delle major, forse perchè maturando ha modificato il suo stile… chissà. Fatto sta che per chi ha visto i suoi capolavori La Casa, La Casa 2 e L’Armata delle Tenebre, rimane una sensazione di insoddisfazione al termine di questa sua opera nonostante vi siano ottimi presupposti. E’ invece un divertente intrattenimento se non si conosce il limite a cui può spingersi Raimi.

Curiosità:

Pare che durante un’intervista Sam Raimi avesse dichiarato di voler rendere omaggio al film La Notte del Demonio di Jacques Tourneur del 1957. In effetti la somiglianza con la trama di quest’ultimo film è notevole.

Sam Raimi appare in un cameo, è uno degli spiriti durante la scena di esorcismo.

L’automobile di Sylvia Ganush è una Oldsmobile Delta 88 del 1973. Appartiene realmente a Sam Raimi e fu usata anche nei precedenti film La Casa e La Casa 2.

11.243 Comments :, , more...

Diary of the Dead – Le Cronache dei Morti Viventi (2007)

by Cabal on feb.14, 2010, under 2007, Horror

Titolo Originale: Diary of the Dead (Letteralmente: Il Diario dei Morti)

Regia: George A. Romero

Cast: Michelle Morgan, Joshua Close

Genere: Horror (Sottogenere: Zombie Movie)

“Il problema non è che la gente si sveglia morta, ma che i morti si risvegliano.” – Professor Maxwell

Un gruppo di studenti di un college si trovano nei boschi per girare assieme al loro professore un cortometraggio. Improvvisamente la radio trasmette una notizia inquietante, alcuni morti hanno ricominciato a vivere e aggrediscono la gente. I ragazzi corrono a cercare le loro famiglie per assicurarsi che stiano bene, ma durante il viaggio verso casa li attenderà un destino che andrà peggiorando di ora in ora.

Molti registi hanno cercato la via della fama girando remake di diversi film di successo ma pochissimi sono riusciti a fare meglio dell’originale. Fin qui possiamo capirlo, non tutti hanno la stessa ispirazione o quel magico tocco da artista dei cineasti talentuosi che li hanno preceduti. L’unico regista che si cimenta nel girare il remake dei suoi stessi film, però, è George A. Romero e ogni volta che ci riprova è sempre a un livello inferiore della volta precedente. Questo non riesco a capirlo… Nessuno vuole togliere a Romero il titolo di indiscusso maestro dell’horror, è lui che ha dato vita al capolavoro La Notte dei Morti Viventi segnando l’inizio del mito intramontabile degli zombi mangia-uomini (gli zombi si erano già visti al cinema in pellicole quali Ho Camminato con uno Zombie del 1943 oppure L’Isola degli Zombies del 1932 ma non mangiavano esseri viventi) ma, nel continuo tentativo di ringiovanire il franchise della sua opera prima, ha letteralmente esaurito i colpi in canna da sparare. In questo film tutto è scontato e troppo politicamente corretto, a partire dagli attori, tutti ragazzi e ragazze fotogenici e carini, sempre vestiti bene e puliti anche dopo aver ucciso qualcuno. L’unica attrice “normale” muore subito e non ci resta altro che il professor Maxwell, cavaliere solitario dalla facile battuta alla Clint Eastwood, che nulla aggiunge al film se non goffaggine. L’idea di base sarebbe mantenere lo stile di un documentario, girando il tutto in prima persona, ed ecco che entra in gioco l’aspetto migliore della pellicola, ovvero proprio la regia. L’operatore della steadycam è abilissimo a riprendere le scene dal verso giusto evitando inutili sobbalzi o sterzate brusche come in Cloverfield, che danno agli spettatori sensazioni di vertigini e impediscono di mettere a fuoco l’inquadratura. Qui tutto è molto pulito e ben fatto. Questo stile di ripresa si concilia molto bene con l’atmosfera degli zombi-movie, non togliendo nulla alla suspense generata dal trovarsi in un mondo senza più vivi, anzi addirittura esaltando il senso di continua solitudine proprio grazie alla mancanza di stacchi tra le scene. Per raggiungere un buon livello in una storia che non concede pause visive è d’altro canto indispensabile una buona sceneggiatura che eviti cali di tono e comportamenti dei personaggi inverosimili. Ecco invece il punto di maggiore vulnerabilità del film: la sceneggiatura. Dei ragazzi di poco più di 20 anni si ritrovano in poche ore circondati da morti che camminano e cominciano a usare le pistole sparando come cecchini professionisti con un colpo perfetto al centro della fronte degli zombi, non rimanendo per nulla schockati (o almeno la loro recitazione non ce lo fa capire). Il personaggio del professor Maxwell fa il verso all’elfo Legolas de Il Signore degli Anelli, preferendo alle pistole l’arco e non sbagliando mai un colpo. Insomma Romero, o chi per lui, non sa come tirare avanti per 95 minuti di pellicola e i suoi attori non lo aiutano. Ecco che a metà del film entra in scena una banda di ragazzi di colore, sciacalli della zona, che ad altro non serve che come scusa per riempire i ragazzi di armi, come nel miglior videogioco sparatutto, visto che nelle due scene precedenti avevano finito tutte le munizioni e pure la benzina. Arriviamo, infine, all’aspetto più assurdo: per poter realizzare un film girato in prima persona ci vuole un personaggio del cast che interpreti il regista, altrimenti come avremmo fatto a ritrovare “pellicole perdute” come quelle di The Blair Witch Project o di Cannibal Holocaust? Questo ruolo viene affidato al personaggio di Jason che mentre tutti i suoi amici, compresa la sua ragazza, vengono massacrati, mangiati vivi e inseguiti dagli zombi, lui non fa altro che riprenderli inerme senza il minimo senso di pena, responsabilità, amicizia o quant’altro possa portarlo a lasciare la telecamera e dare una mano per aiutare le uniche persone vive oltre a lui a sopravvivere, sopravvivendo di riflesso egli stesso considerato che l’unione fa la forza. Analizzando il comparto di effetti speciali possiamo dire che sono di buon livello ma il vero amante degli zombi si aspetterebbe almeno una pellicola grondante sangue. Nemmeno qui Romero ci accontenta. Le scene violente sono pochissime e nemmeno tanto sanguinolente, alcune addirittura comiche (vedi la scena dell’amish), inserite solo per alzare di poco la tensione da dormitorio che avvolge il film. Inutile aggrapparsi all’ultima speranza, ovvero le famose critiche sociali che Romero ha inserito quasi sempre nelle sue pellicole per dare un certo spessore. I suoi morti viventi rappresentavano la metafora dell’uomo metropolitano annientato spiritualmente dal consumismo dilagante, nuova piaga  dell’umanità. In Diary of the Dead si vorrebbe criticare l’annientamento dei sensi causato dai media e da internet, che rende gli uomini meri spettatori della realtà circostante e non protagonisti, argomentazione che troverebbe basi molto serie ma che inserita in questo film ci sembra solo la scusa per giustificare il comportamento fuori da ogni logica di Jason e quindi l’esistenza del film stesso, in realtà concepito più come una manovra commerciale. Per chi volesse conoscere George A. Romero all’apice della sua espressione artistica consiglio vivamente i famosi La Notte dei Morti Viventi del 1968, Zombi del 1978 e Il Giorno degli Zombi del 1985, conosciuti come “La Trilogia dei Morti Viventi”.

Curiosità:

La scena in cui lo zombi sdraiato sul lettino dell’ospedale si gira facendo cadere a terra le interiora è uguale a una scena del film Il Giorno degli Zombi, sempre di Romero.

Nella scena in cui i ragazzi si trovano nel garage di Ben la voce alla radio che annuncia le news è la stessa utilizzata nel precedente La Notte dei Morti Viventi.

13.863 Comments :, more...