Crea sito

Tag: Serial killer

La Vera Storia di Jack lo Squartatore (1988)

by Cabal on mag.09, 2010, under 1988, Generale

Titolo Originale: Jack the Ripper (Letteralmente: Jack lo Squartatore)

Regia: David Wickes

Cast: Michael Caine, Armand Assante, Lewis Collins

Genere: Thriller

“Giustizia! Ecco che cosa volevo. Semplice e maledetta giustizia!” – George Godley

Siamo nel 1888. Nei sobborghi di Londra uno spietato serial killer uccide, a distanza di poco tempo una dall’altra, cinque prostitute. L’Ispettore Abberline viene incaricato di dirigere la squadra investigativa che dovrà fare luce sugli avvenimenti ma il caso si fa sempre più complesso e gli omicidi sempre più atroci. La polizia non riesce a trovare sufficienti prove per scovare il colpevole nonostante gli indiziati siano più di uno. Abberline riceve inaspettatamente tre lettere firmate “Jack lo Squartatore” e da questo momento inizia a farsi strada nella sua mente un’ipotesi che farebbe scoppiare un’enorme scandalo: l’assassino potrebbe essere in qualche modo collegato con la famiglia reale.


Il film di David Wickes è stato concepito per essere un prodotto televisivo ma la qualità finale della pellicola, considerando diversi aspetti, la pone senza problemi di fianco a film di più alto rango. La storia segue piuttosto fedelmente gli avvenimenti reali legati agli omicidi del famoso serial killer. Nella realtà sono rimasti pochi indizi che possono aiutare gli studiosi a trarre conclusioni in merito alla vera identità dell’assassino e sino ad ora sono state avanzate solo ipotesi ma nessuna di queste espone con certezza la verità. Proprio questo alone di mistero irrisolto è il fulcro del fascino di queste vicende e il mito, pur se negativo, di Jack lo Squartatore difficilmente cesserà di esistere. Wickes ci cala completamente nella cupa atmosfera della Londra vittoriana di fine ‘800 ricostruendo con dovizia di particolari, grazie all’aiuto di abili scenografi, tutte le vie oscure e i luoghi in cui si svolsero i fatti così come furono riportati e testimoniati nelle foto e sui giornali dell’epoca. Lo spettatore è quindi pronto a venire a conoscenza dei macabri eventi e la sceneggiatura si snoda col giusto ritmo per alternare i momenti di terrore legati agli omicidi alla scoperta di indizi, che alzano l’attenzione e aiutano ad immedesimarsi nel personaggio dell’ispettore. Pubblico e attori sono chiamati a mettere assieme i pezzi di un puzzle dalle mille facce, in cui il tempo è nemico crudele e i sospettati sono molteplici. La tensione è costante per ben 182 minuti di film e nemmeno sul finale il regista molla la presa, portando il climax al culmine e svelando una delle tante possibili ipotesi sull’identità dell’assassino conosciuta col nome di “Complotto Massoneria/Famiglia Reale“. La rosa di attori che fanno parte del cast è ampia e variegata, con un’ottima scelta di volti caratteristi che elevano lo standard recitativo ad un livello molto teatrale ed emotivo. Michael Caine è perfetto nella parte di Frederick Abberline che interpreta con grande umanità. Egli capisce che vi è una lotta interna al suo personaggio, costretto a mantenere l’atteggiamento composto di un ufficiale delle forze dell’ordine nonostante dentro sia infiammato dalla rabbia e dal desiderio di giustizia. Il suo assistente George Godley, affidato all’attore Lewis Collins, è invece molto più istintivo e pronto all’azione e diviene il braccio di Abberline, che è la mente. Non di meno sono da elogiare altre interpretazioni veramente accattivanti: Armand Assante nel ruolo del teatrante Richard Mansfield è oscuro e misterioso quanto terrificante (memorabile la scena della sua trasformazione da Jeckyll in Hyde) e Ken Bones interpreta il medium Robert James Lees in maniera molto convincente. Grazie agli attori e alla bellissima atmosfera il film risulta un piacevole intrattenimento ma devo sottolineare che non tutti i critici sono così benevoli. E’ stato evidenziato da molti di essi come punto a sfavore il fatto che l’atmosfera di Londra nel film, pur essendo cupa e nebbiosa, in realtà è ancora troppo “perbene” per quella che era la realtà dei sobborghi del tempo. Inoltre, sebbene i personaggi del film siano realmente esistiti e in qualche modo coinvolti nelle vicende, alcuni risvolti ad essi legati sono stati leggermente modificati per essere adattati alla produzione cinematografica. Ecco allora che il personaggio di Richard Mansfield diviene il sospettato principale e il rivale in amore di Abberline (entrambi sono amanti di Emma Prentiss), quando nella realtà fu chiamato in causa come sospetto solo da un giornale dell’epoca che narrava di quanto fosse spaventosa la sua interpretazione teatrale di Hyde, paragonandola alla figura mostruosa dell’assassino di Whitechapel. Inoltre i discendenti di Frederick Abberline si indignarono quando videro che nel film egli veniva dipinto come un uomo dedito all’alcool, mentre anche i suoi colleghi di lavoro lo ricordavano come una persona tranquilla e dai profondi valori familiari. Questi aspetti vennero forse valutati poco interessanti per lo sviluppo della sceneggiatura del film di Wickes e vennero scartati in favore di una versione più drammatica e “sporca” dei personaggi. Questa scelta è stata positiva perchè non si trattava di mettere in scena una sorta di versione documentaristica degli eventi, comunque nemmeno troppo distanti dalla realtà, bensì un prodotto di intrattenimento per il grande pubblico. Le tre ore di La Vera Storia di Jack lo Squartatore scorrono piacevolmente e quindi è consigliato per chi volesse passare una lunga serata all’insegna del “thriller”. Consigliato anche ai fan di Michael Caine per godere di una sua buona intepretazione. Sconsigliato, infine, ai “Ripperologi” (coloro che studiano in maniera approfondita e scientifica il caso di Jack the Ripper) perchè finirebbero per trovarlo troppo teatrale.

Curiosità:

I testimoni dell’epoca udirono una ragazza cantare la canzone “A Violet From Mother’s Grave” poco prima di sentire un urlo terrificante. Mary Jane Kelly nel film canta una canzone che pare non essere la stessa riportata nelle testimonianze.

Furono girati diversi finali alternativi per soddisfare le esigenze dei critici e del pubblico.

Altri due film avvalorano l’ipotesi del complotto “Massoneria/Famiglia Reale”. Essi sono: Sherlock Holmes: Assassinio su Commissione del 1978 e La Vera Storia di Jack lo Squartatore del 2001.

Originariamente il ruolo di Frederick Abberline fu affidato all’attore Barry Foster. In seguito, per accaparrarsi la benevolenza dei distributori americani, fu poi scelto un attore di maggiore fama, ovvero Michael Caine. Alcune scene con Foster furono quindi girate nuovamente con Caine.

L’attore Richard Mansfield nella sua recitazione a teatro dell’opera “Lo Strano Caso del Dr.Jekyll e Mr.Hyde” si trasformava da Hyde a Jekyll e non viceversa come si vede nel film. Riusciva a impressionare il pubblico mettendosi sotto la luce del palcoscenico nel punto più caldo, così da fare sciogliere il trucco che aveva in faccia e dare l’impressione che si stesse trasformando.

Commenti disabilitati : more...

Le Vergini Cavalcano la Morte (1973)

by Cabal on apr.25, 2010, under 1973, Gotico, Horror

Titolo Originale: Ceremonia Sangrienta (Letteralmente: Cerimonia Sanguinosa)

Regia: Jorge Grau

Cast: Espartaco Santoni, Lucia Bosè

Genere: Horror (Sottogenere: Gotico)

“In fondo l’ha scritto anche Voltaire. Coloro che succhiano il sangue umano non sono precisamente i morti ma sono i vivi. Gli speculatori, gli usurai e gli altri veri vampiri, che non abitano nei cimiteri ma in palazzi comodi e lussuosi.” – Dottor Silas

Il marchese Karl Ziemmer vive nella sua lussuosa dimora con la moglie Erzebeth, diretta discendente della famigerata famiglia Bathory. Il rapporto tra i due non è idilliaco in quanto Karl rivolge tutte le sue attenzioni allo studio delle superstizioni popolari, in particolare delle leggende sui vampiri, e sua moglie cade spesso in depressione a causa dell’indifferenza che egli mostra verso di lei. Sotto consiglio della sua governante e fattucchiera Erzebeth ripercorre la via che rese tristemente famosa la sua antenata, iniziando ad uccidere giovani fanciulle vergini per fare il bagno nel loro sangue con la speranza di ringiovanire e riconquistare la bellezza di un tempo.

Jorge Grau firma sia la regia che la sceneggiatura di questo film e scrive di suo pugno una storia dalle sfumature tetre e dall’atmosfera cupa, accompagnandoci nei meandri dell’horror-gotico con successo. L’originalità del tema purtroppo viene meno, in quanto le vicende della famosa Contessa Bathory erano già state portate sullo schermo da Peter Sasdy nel film Countess Dracula – La Morte va a Braccetto con le Vergini del 1971. Questo non toglie che Grau riesca a mettere insieme il suo film con stile, intrecciando la figura della marchesa Erzebeth, maniaca omicida, con quella del marito Karl ossessionato dal vampirismo. I due elementi si fondono e percorrono una strada comune, rinforzandosi l’un l’altro e permettendo al film di avere un’ossatura di un certo spessore, sufficiente e tenere alta l’attenzione degli appassionati di genere. L’ambientazione, datata 1807, è ricreata con attenzione e sorprendono soprattutto i lavori sui costumi, per la prima volta realizzati senza voler per forza stupire lo spettatore ma con un occhio più rivolto al realismo. Abiti senza troppi orpelli per i nobili e stracci cuciti alla buona per i popolani permettono di uscire dal classico lavoro delle produzioni mainstream, in cui i costumi sono talmente curati in ogni dettaglio che finiscono per essere “finti e perbenisti” anche se realizzati da grandi maestri con doti indiscutibili. La sceneggiatura non è ottima, alcuni dialoghi sono emotivamente spenti e poco originali, ma c’è un mix intrigante di elementi gotici e horror che riesce a intrattenerci con interesse fino alla fine. Scene di nudi femminili, vampiri, sangue e riti popolari legati alle superstioni si susseguono, facendoci concentrare sull’atmosfera perversa e morbosa che domina il film più che sulle lacune dello script. Assistiamo alla rappresentazione di una leggenda popolare realmente esistita, secondo cui era possibile rintracciare la tomba di un vampiro grazie all’aiuto di un cavallo bianco cavalcato da un ragazzo o da una ragazza vergini. Solo in altri due film ritroviamo una scena simile, Dracula del 1979 e Subspecies del 1991. Un’altra leggenda è riproposta con cura: nella scena iniziale, dopo aver scovato la tomba del vampiro, una ragazza chiede di poter prelevare qualche goccia di sangue dal cadavere. In seguito la ragazza preparerà del pane impastando la farina col sangue di vampiro. Questa era un’usanza antica di alcune zone della Polonia secondo la quale si credeva che mangiare del pane fatto col sangue di vampiro rendesse invulnerabili a queste creature. E ancora: assistiamo al processo in cui i giudici chiedono alla moglie del defunto vampiro di identificarne il cadavere ed ella lo identifica come il signor Plogojowitz. Il riferimento è reale e richiama un caso di vampirismo del 1725 in cui si processò tale Peter Plogojowitz, un contadino accusato di aver ucciso nove compaesani. Vi sono poi altri riferimenti al mito del vampiro: il magistrato che arriva in città si presenta col nome di Helsing, dal nome del famoso rivale di Dracula, il professor Abraham Van Helsing e la fattucchiera che dona a Marina la pozione d’amore si chiama Carmilla, come la vampira del famoso racconto del 1872 di Sheridan Le Fanu. Le Vergini Cavalcano la Morte è la prima incursione del regista nell’horror e possiamo affermare che è stata fatta con una certa passione e un certo approfondimento. Lo stesso possiamo dire per gli attori che recitano con impegno e serietà, donando al film la possibilità di essere “preso sul serio” anche da chi non è avvezzo alle produzioni di serie B. Da notare il lavoro svolto sul personaggio della marchesa Erzebeth, magistralmente interpretata da Lucia Bosè: nel film non la si vede mai invecchiare ma nemmeno la si vede ringiovanire eppure nella scena finale ella si guarda allo specchio e l’immagine riflessa è quella di una donna anziana e prossima alla morte. Questo ci fa capire che la donna è in realtà pazza e l’idea di poter ringiovanire col sangue delle vergini è solo una folle speranza creata dalla sua mente per sfuggire all’orrore della morte. C’è anche una sottile critica al mondo della nobile borghesia, visto come il vero regno in cui abitano i vampiri ovvero tutti quegli uomini che si permettono lussi e ricchezze sulle spalle del popolo, non succhiandone realmente il sangue ma nei fatti privandolo di un’esistenza felice e dignitosa. Purtroppo Jorge Grau realizzerà solo un altro film del brivido, conosciuto da noi col titolo Non si Deve Profanare il Sonno dei Morti ed è un vero peccato per gli amanti del genere perchè le premesse gettate da questo regista, sia a livello di stile che di contenuti, erano veramente accattivanti.

Curiosità:

Per chi fosse interessato, ecco il link ad un articolo di Wikipedia in cui si narra del caso Plogojowitz:   http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Plogojowitz

Jorge Grau fu assistente alla regia di Sergio Leone ne Il Colosso di Rodi.

Assistiamo a due scene molto crude: in una i falchi del marchese Karl strappano le piume ad un altro uccello e nell’altra due bambini lanciano sassi contro un pipistrello inchiodato ad un albero. Le due scene sembrano reali e non realizzate con effetti speciali.

Commenti disabilitati :, , more...

La Donna Lupo di Londra (1946)

by Cabal on apr.16, 2010, under 1946, Thriller

Titolo Originale: She-Wolf of London

Regia: Jean Yarbrough

Cast: Don Porter, June Lockhart, Sara Haden

Genere: Thriller

“Perchè i tuoi desideri sono quelli di un lupo…Sanguinari, voraci, insaziabili!” – Barry Lanfield

Il giovane e benestante Barry Lanfield deve sposarsi con la bella Phyllis Allenby a breve. Mancano pochi giorni al matrimonio quando nel parco di Londra cominciano ad avvenire strani delitti. Ogni mattina Phyllis si sveglia con le mani sporche di sangue e i vestiti macchiati di fango. La sua mente comincia a vacillare nella convinzione di essere posseduta dalla maledizione che colpì gli antenati della famiglia Allenby, perseguitati con l’accusa di essere licantropi.

Da una grande casa come la Universal ci si può aspettare quasi sempre produzioni di qualità e guardando il film La Donna Lupo di Londra non si rimane certo delusi in questo senso. Girato in un bianco e nero piuttosto sfumato e ben curato nella fotografia, il film si avvale degli standard classici dell’epoca. L’occhio è sempre appagato dalla cura che pongono gli scenografi nel bilanciare il peso delle inquadrature, sia considerando gli ambienti interni che quelli esterni, aggiungendo dettagli senza mai rendere la scene caotiche. I personaggi si muovono all’interno di ville con stanze e corridoi enormi ma nonostante questo essenziali nell’arredamento, caratteristica tipica dei set americani degli anni ‘40 e ‘50. Il parco dove si svolgono i delitti ricorda lontanamente il bosco in cui si spostava furtivo Lon Chaney Jr. interpretando il suo licantropo nel film L’Uomo Lupo. Gli attori sono sufficientemente teatrali nel rendere le emozioni dei loro personaggi e risultano tutti piacevoli nelle loro parti, con un particolare riguardo alla brava Sara Haden che nella parte finale dà un’ottima prova recitativa, elevando notevolmente la tensione e la qualità del film. La pellicola risulta nel complesso piacevole anche se priva di idee particolari. Il punto decisamente più deludente è l’accorgersi di essere caduti in una sorta di piccolo “tranello” della nota casa produttrice. Nonostante si annoveri la presenza di licantropi nel titolo, il film gira attorno ad una serie di omicidi compiuti da un essere che sembra un lupo ma che non mostra mai le sue fattezze. Di conseguenza non possiamo inserire La Donna Lupo di Londra tra i “monster-movie” della Universal del periodo d’oro perchè nei fatti la sceneggiatura è quella tipica del genere thriller e non si spinge oltre. Questo non deve scoraggiare gli amanti di quelle produzioni dal guardare anche questo film, perchè in fondo l’atmosfera generale è ispirata proprio a capolavori come Dracula del 1931 e L’Uomo Lupo del 1941. Basta intraprendere la visione con le giuste pretese e se ne trarranno emozioni positive.

Curiosità:

Il film è girato in gran parte negli studi Universal chiamati “Hacienda“, usati per molti film western di serie B.

Molti attori hanno dovuto lavorare durante la sera di Natale perchè le riprese cadevano proprio in quei giorni.

L’attore Lloyd Corrigan, che nel film interpreta il Detective Latham, prese la parte dell’attore Forrester Harvey poichè questi morì poco prima delle riprese.

Commenti disabilitati : more...

88 Minuti (2007)

by Cabal on mar.04, 2010, under 2007, Thriller

Titolo Originale: 88 Minutes

Regia: Jon Avnet

Cast: Al Pacino, Neal McDonough

Genere: Thriller

“Quando lo catturarono lui rise e disse che gli ci vollero 88 minuti… 88 minuti per fare a pezzi mia sorella.” – Jack Gramm

Jack Gramm è un insegnante di criminologia che in passato collaborò con l’FBI nella cattura di Jon Forster, un assassino seriale che torturava giovani donne per poi squartarle. Dieci anni dopo Forster sta per essere condannato a morte ma i delitti ricominciano con lo stesso modus operandi. Gramm è costretto a indagare perchè in ballo c’è anche la sua vita, un nuovo assassino gli ha intimato che avrà solo 88 minuti di vita prima di diventare la prossima vittima.

Il thriller che il regista Jon Avnet ci propone rientra negli stili più classici del genere: il maniaco pluriomicida tanto in voga negli anni ottanta e novanta minaccia un susseguirsi di vittime, il tutto condito da un conto alla rovescia per mettere in scacco la polizia e il protagonista di turno. Al Pacino accetta la parte ma per ogni attore del suo calibro non è facile trovare altrettanti sceneggiatori o registi che siano all’altezza. Il budget stanziato è alto ma non è sfruttato al meglio. Il film parte con ritmo abbastanza deciso, dopo pochi minuti siamo già nel pieno della vicenda, Gramm viene minacciato di morte, inizia il countdown e assieme ad esso nuovi omicidi. Potremmo ancora aspettarci grandi cose ma ecco che la sceneggiatura incomincia a proporci battute improbabili inserite in situazioni piuttosto inverosimili. Nemmeno a metà del film ogni speranza è persa. I personaggi sono creati apposta per assecondare un clichè più che prevedibile, spunta il fidanzato geloso che sembra essere il maniaco, la collega di lavoro finisce per essere la sospettata numero uno, la segretaria che aveva accesso a informazioni segrete potrebbe averle passate all’assassino di nascosto e così via finchè non si finisce per sospettare di tutti. Questa sarebbe la strategia narrativa ma nessuno è al suo posto, nè come personaggio nè come attore in relazione alla propria parte. Al Pacino fa di tutto per interpretare un semplice insegnante universitario, un uomo di tutti i giorni senza grandi doti da eroe e ci riuscirebbe piuttosto bene se non fosse che il personaggio stesso è di troppo poco spessore e finisce per soffocare la sua interpretazione. Gli attori che si muovono attorno a lui sono ancor più mediocri. Senza un passato o un motivo ben preciso che li spinga a fare quello che fanno tutti i personaggi della trama ottengono il solo scopo di appiattire l’emotività del film e in certi momenti ci viene da sorridere di fronte a scene già viste e riviste così tante volte in altre pellicole che è assurdo riproporle ai giorni nostri. Nessun personaggio è adeguatamente approfondito caratterialmente e si ha la sensazione di avere davanti dei manichini posti nell’inquadratura solo per poter svolgere le trame narrative, come li si utilizzerebbe nella vetrina di un negozio per esporre le merci. Non si arriva mai al climax della tensione perchè non vi è abbastanza tensione per arrivarci. Jon Avnet ha uno stile di regia piuttosto lineare con poche inquadrature di spicco e soprattutto poco conformi all’azione che in un thriller poliziesco normalmente ci si aspetterebbe. Sarebbe più idoneo a dirigere pellicole a sfondo psicologico ma non è questo il caso, fortunatamente l’anno seguente girerà un altro thriller, Sfida Senza Regole, che gli riuscirà decisamente meglio sotto tutti i fronti. Il reparto artistico che fa da contorno, dai costumisti agli scenografi, è tecnicamente preparato ma il lavoro svolto rimane conforme alla mediocrità generale. Concludendo 88 Minuti è un film da vedere se si è fan di Al Pacino e non si vuole perdere nemmeno una sua interpretazione ma è anche un buon film per passare una serata spensierata e mentalmente poco impegnativa. Caldamente sconsigliato a chi cerca emozioni forti o thriller d’autore.

Curiosità:

- In Italia il film è uscito subito per il mercato dell’Home Video saltando la distribuzione nele sale cinematografiche.

- Da quando Jack Gramm riceve la telefonata che gli preannuncia 88 minuti di vita restanti fino al momento in cui scopriamo l’identità dell’assassino, passano realmente 88 minuti di film.

15.558 Comments : more...