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Tag: Rituali

Le Vergini Cavalcano la Morte (1973)

by Cabal on apr.25, 2010, under 1973, Gotico, Horror

Titolo Originale: Ceremonia Sangrienta (Letteralmente: Cerimonia Sanguinosa)

Regia: Jorge Grau

Cast: Espartaco Santoni, Lucia Bosè

Genere: Horror (Sottogenere: Gotico)

“In fondo l’ha scritto anche Voltaire. Coloro che succhiano il sangue umano non sono precisamente i morti ma sono i vivi. Gli speculatori, gli usurai e gli altri veri vampiri, che non abitano nei cimiteri ma in palazzi comodi e lussuosi.” – Dottor Silas

Il marchese Karl Ziemmer vive nella sua lussuosa dimora con la moglie Erzebeth, diretta discendente della famigerata famiglia Bathory. Il rapporto tra i due non è idilliaco in quanto Karl rivolge tutte le sue attenzioni allo studio delle superstizioni popolari, in particolare delle leggende sui vampiri, e sua moglie cade spesso in depressione a causa dell’indifferenza che egli mostra verso di lei. Sotto consiglio della sua governante e fattucchiera Erzebeth ripercorre la via che rese tristemente famosa la sua antenata, iniziando ad uccidere giovani fanciulle vergini per fare il bagno nel loro sangue con la speranza di ringiovanire e riconquistare la bellezza di un tempo.

Jorge Grau firma sia la regia che la sceneggiatura di questo film e scrive di suo pugno una storia dalle sfumature tetre e dall’atmosfera cupa, accompagnandoci nei meandri dell’horror-gotico con successo. L’originalità del tema purtroppo viene meno, in quanto le vicende della famosa Contessa Bathory erano già state portate sullo schermo da Peter Sasdy nel film Countess Dracula – La Morte va a Braccetto con le Vergini del 1971. Questo non toglie che Grau riesca a mettere insieme il suo film con stile, intrecciando la figura della marchesa Erzebeth, maniaca omicida, con quella del marito Karl ossessionato dal vampirismo. I due elementi si fondono e percorrono una strada comune, rinforzandosi l’un l’altro e permettendo al film di avere un’ossatura di un certo spessore, sufficiente e tenere alta l’attenzione degli appassionati di genere. L’ambientazione, datata 1807, è ricreata con attenzione e sorprendono soprattutto i lavori sui costumi, per la prima volta realizzati senza voler per forza stupire lo spettatore ma con un occhio più rivolto al realismo. Abiti senza troppi orpelli per i nobili e stracci cuciti alla buona per i popolani permettono di uscire dal classico lavoro delle produzioni mainstream, in cui i costumi sono talmente curati in ogni dettaglio che finiscono per essere “finti e perbenisti” anche se realizzati da grandi maestri con doti indiscutibili. La sceneggiatura non è ottima, alcuni dialoghi sono emotivamente spenti e poco originali, ma c’è un mix intrigante di elementi gotici e horror che riesce a intrattenerci con interesse fino alla fine. Scene di nudi femminili, vampiri, sangue e riti popolari legati alle superstioni si susseguono, facendoci concentrare sull’atmosfera perversa e morbosa che domina il film più che sulle lacune dello script. Assistiamo alla rappresentazione di una leggenda popolare realmente esistita, secondo cui era possibile rintracciare la tomba di un vampiro grazie all’aiuto di un cavallo bianco cavalcato da un ragazzo o da una ragazza vergini. Solo in altri due film ritroviamo una scena simile, Dracula del 1979 e Subspecies del 1991. Un’altra leggenda è riproposta con cura: nella scena iniziale, dopo aver scovato la tomba del vampiro, una ragazza chiede di poter prelevare qualche goccia di sangue dal cadavere. In seguito la ragazza preparerà del pane impastando la farina col sangue di vampiro. Questa era un’usanza antica di alcune zone della Polonia secondo la quale si credeva che mangiare del pane fatto col sangue di vampiro rendesse invulnerabili a queste creature. E ancora: assistiamo al processo in cui i giudici chiedono alla moglie del defunto vampiro di identificarne il cadavere ed ella lo identifica come il signor Plogojowitz. Il riferimento è reale e richiama un caso di vampirismo del 1725 in cui si processò tale Peter Plogojowitz, un contadino accusato di aver ucciso nove compaesani. Vi sono poi altri riferimenti al mito del vampiro: il magistrato che arriva in città si presenta col nome di Helsing, dal nome del famoso rivale di Dracula, il professor Abraham Van Helsing e la fattucchiera che dona a Marina la pozione d’amore si chiama Carmilla, come la vampira del famoso racconto del 1872 di Sheridan Le Fanu. Le Vergini Cavalcano la Morte è la prima incursione del regista nell’horror e possiamo affermare che è stata fatta con una certa passione e un certo approfondimento. Lo stesso possiamo dire per gli attori che recitano con impegno e serietà, donando al film la possibilità di essere “preso sul serio” anche da chi non è avvezzo alle produzioni di serie B. Da notare il lavoro svolto sul personaggio della marchesa Erzebeth, magistralmente interpretata da Lucia Bosè: nel film non la si vede mai invecchiare ma nemmeno la si vede ringiovanire eppure nella scena finale ella si guarda allo specchio e l’immagine riflessa è quella di una donna anziana e prossima alla morte. Questo ci fa capire che la donna è in realtà pazza e l’idea di poter ringiovanire col sangue delle vergini è solo una folle speranza creata dalla sua mente per sfuggire all’orrore della morte. C’è anche una sottile critica al mondo della nobile borghesia, visto come il vero regno in cui abitano i vampiri ovvero tutti quegli uomini che si permettono lussi e ricchezze sulle spalle del popolo, non succhiandone realmente il sangue ma nei fatti privandolo di un’esistenza felice e dignitosa. Purtroppo Jorge Grau realizzerà solo un altro film del brivido, conosciuto da noi col titolo Non si Deve Profanare il Sonno dei Morti ed è un vero peccato per gli amanti del genere perchè le premesse gettate da questo regista, sia a livello di stile che di contenuti, erano veramente accattivanti.

Curiosità:

Per chi fosse interessato, ecco il link ad un articolo di Wikipedia in cui si narra del caso Plogojowitz:   http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Plogojowitz

Jorge Grau fu assistente alla regia di Sergio Leone ne Il Colosso di Rodi.

Assistiamo a due scene molto crude: in una i falchi del marchese Karl strappano le piume ad un altro uccello e nell’altra due bambini lanciano sassi contro un pipistrello inchiodato ad un albero. Le due scene sembrano reali e non realizzate con effetti speciali.

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Un’ Ombra nell’ Ombra (1979)

by Cabal on apr.06, 2010, under 1979, Sexploitation, Thriller

Titolo Originale: Un’Ombra nell’Ombra

Regia: Pier Carpi

Cast: Carmen Russo, Lara Wendel, Irene Papas

Genere: Thriller, Erotico

“Il principio di tutto fu quella notte in cui ci sottomettemmo a Lui, il nostro Padrone, e cedemmo i nostri corpi e le nostre anime ai suoi voleri.” – Carlotta

Carlotta, Raffaella, Lena e Agata partecipano, molto giovani, ad un rituale satanico con lo scopo di evocare Lucifero e ottenere da lui poteri sovrumani. Il demonio si presenterà a loro ma solo per piegarle al suo volere e condannarle a una vita infelice. La maledizione colpirà anche le figlie delle quattro donne. Daria, la figlia di Carlotta, si rivelerà essere il nuovo portavoce di Lucifero e complotterà per soggiogare il mondo intero al volere del suo padrone.

Un’Ombra nell’Ombra è il secondo e ultimo lungometraggio diretto da Pier Carpi, che in precedenza aveva girato solo Povero Gesù. Spezzo una lancia a favore di questo regista che, nonostante sia poco preparato tecnicamente, esprime una certa dose di impegno e di talento in questa sua opera. Appassionato di esoterismo nella vita reale, Carpi scrive sul tema diversi libri e da uno di questi decide di trarre la sceneggiatura per il film in questione. Non trovando finanziamenti sufficienti mette il progetto in cantiere fino a quando l’enorme successo de L’Esorcista e di Omen – Il Presagio non scateneranno la nuova moda dei film a sfondo satanico. A questo punto si unisce al filone e riesce a realizzare il suo film, decisamente più povero di mezzi rispetto ai due capolavori appena citati ma piuttosto all’altezza di altre produzioni italiane dell’epoca. L’atmosfera è appropriata e le ambientazioni sono decisamente cupe, gran parte delle inquadrature è invasa dall’oscurità spezzata solo da punti luce distanti e fiochi. Scenografie con altari, candelabri, fiamme, simboli satanici ed esoterici fanno da contorno alle scene dei rituali che purtroppo non sono rese dagli attori con la dovuta serietà visto il tema trattato. Fa eccezione la giovanissima Lara Wendel, vera protagonista del film, che col suo sguardo tagliente e malvagio entra nella parte della figlia di Lucifero con impegno regalandoci alcuni birividi e surcalssando lo stesso Ezio Miani che interpreta, appunto, il signore del male. Purtroppo, escluse Daria e Carlotta, i vari personaggi di contorno sono poco approfonditi e questa scelta, unita ad alcune lacune nella sceneggiatura, contribuisce a far vacillare la trama abbassando l’attenzione dello spettatore. Essendo una produzione italiana degli anni settanta difficilmente poteva mancare l’elemento erotico, le scene di nudo sono un tentativo di rientrare nel filone sexploitation ma senza esagerare visto che, se non altro, sono inserite con un certo criterio e non completamente a caso. Accompagnato dall’elemento satanico l’erotismo acquista una sfumatura blasfema che aiuta il regista nel suo intento di farci entrare in un mondo in cui il male regna sovrano, al punto da spingere una madre a voler uccidere la figlia pur di liberarla dal demonio. Pregevole la scelta di accompagnare tutto il film con le musiche di Stelvio Cipriani che si avvicinano a certe composizioni nello stile usato dai Goblins per i film di Dario Argento. Per alcuni appassionati del genere questo film può rivelarsi una piacevole visione se non addirittura un cult, difficilmente verrà apprezzato da chi mastica in prevalenza cinema mainstream.

Curiosità:

Lara Wendel girò alcune scene di nudo che fecero molto scandalo dato che l’attrice all’epoca aveva solo 12 anni.

Irene Papas doveva girare una scena di nudo ma in quella scena non la si vede mai in viso e si suppone che abbia usato una controfigura.

Nella scena in cui Lucifero sgretola una parete e appare a Carlotta, che si trova assieme ad un uomo in un vicolo, i due attori sono sostituiti da due controfigure. Non sapendone l’esatto motivo si suppone che la scena sia stata girata in seguito.

Il film fu girato nel 1977 ma uscì solo nel 1979.

Esiste un’edizione belga in VHS del film in cui è presente una scena, della durata di 3 minuti e 14 secondi, tagliata in tutte le altre edizioni. Ecco la copertina:

Nella scena tagliata l’allora giovanissima Carmen Russo si avvicina ad un altare, si spoglia e vi si sdraia sopra circondata da altre donne che assistono al rituale tra cui Carlotta, Raffaella, Lena e Agata. Arriva Lucifero e quando sta per possederla e farla diventare la sua ennesima schiava le quattro donne sollevano le loro spade puntantole al viso del demonio che svanisce. Di seguito troverete alcune immagini di questa scena.


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Gli Adoratori della Morte (1968)

by Cabal on feb.18, 2010, under 1968, Exploitation, Horror

Titolo Originale: La Muerte Viviente (Letteralmente: La Morte Vivente)

Regia: Jack Hill, Juan Ibanez

Cast: Boris Karloff, Yolanda Montes

Genere: Horror, Thriller (Sottogenere: Exploitation)

“Vede signor Van Molder, per me la legge è molto semplice: questo è giusto e quest’altro no.” - “Lei sarebbe estremamente sorpreso se sapesse quanti errori si commettono basandosi esclusivamente su questa formula.” - Capitano Labesch e Professor Van Molder

Il capitano Labesch giunge su una piccola isola ad Haiti coi suoi uomini per mettersi in contatto con le truppe già sul posto. Quando scopre che gli indigeni praticano rituali vudù decide di intervenire reprimendo nel sangue la magia nera. Il sacerdote Damballah e i suoi seguaci non esiteranno a reagire pur di riportare sulla terra il dominio del signore oscuro Baron Samedi.

Ho intrapreso la visione de Gli Adoratori della Morte incuriosito dalla presenza nel cast del celeberrimo Boris Karloff ma giunto alla fine sono rimasto interdetto. Non riuscendo a capacitarmi di come risultasse caotico e quasi completamente privo di sceneggiatura questo film, sono andato a documentarmi in merito e ho scoperto un restroscena davvero interessante che in parte ne spiega il motivo. Il produttore Enrique Luis Vergara voleva realizzare quattro film horror a basso budget puntando tutto su una star di grosso calibro come Karloff ma questi non poteva seguire la troupe perchè ormai molto malato e provato dalla vecchiaia. Per questo motivo la sceneggiatura del film subì più volte cambiamenti fino alla tragica morte dell’attore nel 1969 e in seguito dello stesso Vergara, che morì di attacco cardiaco. Juan Ibanez terminò il film ma il budget era ormai superato da tempo. Gli altri film della “quadrilogia” sono: Alien Terror, La Ballata della Morte e Settore Tortura. Con questo non voglio dire che lo scarso livello artistico generale del film sia giustificato, è e rimane un’opera di poco spessore, ma almeno godiamoci il grande Karloff in una delle sue ultime interpretazioni. Tornando dunque ad una analisi possiamo dire che chi riesce a vedere Gli Adoratori della Morte sino in  fondo o si è bevuto una grossa caraffa di caffè o è davvero un grande divoratore di B-Movies. Gli attori, eccetto Karloff ovviamente, sembrano reclutati senza alcun accorgimento e la recitazione è mortalmente piatta. Si procede nella visione con la lentezza di un elefante, appesantita dalle continue scene dei riti vudù che invece di dare freschezza alla trama o alla scenografia incatenano lo spettatore in interminabili danze e ritmi di tamburi che generano fastidio e sonnolenza. L’altra faccia della medaglia è che solo in queste scene possiamo godere delle sensuali movenze e dello sguardo ipnotico da pantera della bella Yolanda Montes, famosa e formosa ballerina messicana che interpreta Kalea. Le battute degli attori sono ridotte all’osso, la trama idem, la regia non aiuta a creare un senso di continuità anche a seguito di un montaggio che sembra casuale. Non voglio addentrarmi nel comparto scenografico perchè è praticamente assente con soltanto qualche scheletro buttato qua e là, un tavolo e due sedie, così come manca una corretta illuminazione degli ambienti. Tutto è buio e gli occhi faticano a distinguere le silhouette ma noi divoratori di B-Movies ecco che improvvisamente cogliamo qualche aspetto positivo per risollevarci. Nel film si respira ampiamente l’atmosfera exploitation, lontana anni luce da qualunque produzione mainstream, affiancata da una forte componente di derivazione blaxploitation, genere in cui il regista Jack Hill ha già messo le mani. Si inquadrano morbosamente i corpi femminili delle donne di colore che appartengono alla setta di magia nera, le si tortura con frustate, le si rende schiave zombi fino a sconfinare in accenni necrofili, con un soldato che tenta di violentarle una volta resuscitate dalla morte. Nel calderone troviamo anche un attore freak che interpreta Santanòn, l’assistente nano di Damballah, sempre circondato da ossa di morti con cui ha costruito anche il suo trono personale. Rendiamo grazie a lui se proviamo un brivido satanico guardandolo agire votato al male. Vogliamo evidenziare la pregevole sequenza dell’incubo di Annabella, drogata dagli stregoni, che tenta di riecheggiare i giochi di luce e la psichedelia di alcune scene del maestro Mario Bava. Chi ama il cinema di genere può gustarsi questi momenti, anche se brevi, tentando di non premere il tasto avanti veloce sul proprio telecomando. Vergara ha evidentemente tentato il tutto per tutto e proprio per questo verrà ricordato. Pregevole il costume semplice ma di impatto del sacerdote Damballah.

Curiosità:

Probabilmente la trama del film ricalca volutamente fatti realmente accaduti: il dittatore di Haiti, Francois Duvalier, nel 1964 lasciò credere al popolo di essere la reincarnazione di Baron Samedi, dio traghettatore dei morti nell’aldilà, per intimorirli e poter governare indisturbato.

Baron Samedi è rievocato anche nel film 007 – Vivi e lascia morire.

Nella versione italiana del film è stata censurata una scena in cui l’assistente Santanòn decapita un pollo e cosparge il corpo di una defunta col sangue per completare il rituale vudù.

L’idea di girare una “quadrilogia del terrore” con poco budget puntando tutto su un attore di grosso calibro fu realizzata da Vergara scritturando l’attore John Carradine per i film Enigma de Muerte, Las Vampiras, Pacto Diabolico e La senora Muerte.


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