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Tag: Gore

Beyond Re-Animator (2003)

by Cabal on feb.25, 2010, under 2003, Horror, Splatter

Titolo Originale: Beyond Re-Animator (Letteralmente: Oltre Rianimatore)

Regia: Brian Yuzna

Cast: Jeffrey Combs, Elsa Pataky

Genere: Horror (Sottogenere: Splatter, Exploitation)

“Adesso ci serve…un laboratorio!” – Dr. Herbert West

Il giovane Howard Phillips assiste all’uccisione della sorella da parte di un morto vivente, rianimato dal Dr. Herbert West durante uno dei suoi esperimenti che lo condurrà infine all’arresto. Dopo tredici anni Howard diventa medico e riesce ad entrare nello staff ospedaliero del carcere in cui si trova West. Il suo intento è apprendere i segreti della rianimazione dei morti.

Brian Yuzna, per chi non lo conoscesse, ha avuto il merito di aver dato nuova linfa vitale al cinema degli anni ‘80 e nello specifico al cinema di genere “Splatter”, quello più intriso di sangue e cadaveri per interderci. I suoi film hanno sempre un’ispirazione geniale, qualcosa che li rende più vivi, crudi e spettacolari di altri. Dietro la macchina da presa l’abbiamo visto per la prima volta con Society – The Horror, in cui ha voluto rappresentare la devianza della società capitalistica che tutto travolge e ingoia senza morale o ritegno. Fu un ottimo film ma il suo indiscutibile capolavoro lo realizzò nel ruolo di produttore, affidando la regia al suo amico Stuart Gordon. Era il 1985 e nelle sale faceva la sua prima comparsa Re-Animator. Dato l’enorme successo fu realizzato un seguito, Re-Animator 2, e con Beyond Re-Animator siamo al terzo capitolo. Chi ha visto i primi due credo sia concorde con me nell’affermare che molto è andato perduto in quest’ultima opera. Yuzna conosce bene i ritmi a cui deve girare un film per essere accattivante, ma il meglio è già stato dato e qui siamo di fronte ad un esercizio di stile ben poco ispirato. E poco ispirato sembra anche il grande Jeffrey Combs, a mio avviso uno degli attori “caratteristi” migliori dall’epoca di Vincent Price e devo dire che è davvero un peccato, ricordo la sua interpretazione nevrotica e folle degli esordi e va a lui il merito di aver dato spessore al personaggio di Herbert West. Beyond Re-Animator si avvale di un cast meno azzeccato di quello dei precedenti film ma comunque di buon livello, tutti riescono ad essere sufficientemente teatrali e a calarsi nello spirito goliardico delle pellicole di Yuzna. Alcune scelte riguardanti gli attori sono state troppo influenzate, probabilmente, dal voler rincorrere le mode del mainstream. Elsa Pataky è un’attrice di grande splendore ma in un film splatter la bellezza rischia di non trovare lo spazio giusto per esprimersi. Fortunatamente ci regala una valida interpretazione personale sul finale, quando da affascinante giornalista si trasforma in spietata zombie. Meno incisivo Jason Barry, che non trova la giusta idea per far parlare di sè. Come avevo accennato Jeffrey Combs è poco ispirato, tenta di riprendere alcune movenze ed espressioni che diedero vita al suo personaggio ma lo fa quasi svogliatamente e perde tutto l’impatto che lo rese famoso agli esordi. La narrazione si sviluppa secondo schemi già conosciuti, spesso addrittura prevedibili. A ridare fiato alla pellicola entrano in gioco gli effetti speciali del maestro Screaming Mad George (lavorò in Nightmare 4, Re-Animator 2, Society) che pur non raggiungendo i livelli memorabili di sangue e budella sparsi nei primi due capitoli confeziona un ottimo lavoro combinato di make-up, robotica, e protesi in lattice. Assistiamo, quindi, con gioia al sempre ben acclamato ritorno agli SFX di un tempo che non facevano uso della computer grafica e riuscivano, proprio per questo, a dare una sensazione di tangibilità ai mostri e a quant’altro venisse creato. In buona sostanza Beyond Re-Animator ci ripropone gli ingredienti che andavano per la maggiore negli anni ottanta: sesso, sangue e un tocco di humor. La grafica pensata per i titoli di testa è memorabile e la musica quanto di più azzeccato si potesse comporre, in perfetta armonia con il carattere del pazzo Dr.West. Anche l’idea di estrarre l’energia vitale per farla riconfluire nel corpo dei morti è valida e se Yuzna avesse incentrato maggiormente l’attenzione su questa nuova invenzione avrebbe potuto instillare linfa vitale anche al suo film oltre che ai cadaveri. Peccato che per tutta la pellicola si percepisca un alone di modernità che rovina decisamente qualunque altro buon intento. Alla fine della visione proviamo una leggera sensazione di nostalgia per i tempi che furono, ma va bene così, serve a rendere onore al passato. Brian Yuzna ci riproverà con House of Re-Animator, il quarto capitolo della saga che è già stato annunciato. Staremo a vedere!

Curiosità:

La struttura dei titoli della saga ricorda molto quella dei film horror degli anni precedenti. Bride of Re-Animator, il secondo capitolo, è infatti simile a Bride of Frankenstein del 1935, così come House of Re-Animator somiglia ad House of Dracula del 1945.

Il personaggio di Herbert West è tratto da un racconto dello scrittore H. P. Lovecraft, pubblicato nel 1922 e intitolato “Herbert West – Reanimator”

Nel videogioco Splatterhouse, datato 1989, il giocatore deve esplorare la “West Mansion” uccidendo orde di mostri creati dal Dr.West.

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Martyrs (2008)

by Cabal on feb.12, 2010, under 2008, Horror

Titolo Originale: Martyrs (Letteralmente: Martiri)

Regia: Pascal Laugier

Cast: Moriana Alaoui, Milène Jampanoi, Isabelle Chasse

Genere: Horror (Sottogenere: Torture Porn)

“E’ facile creare una vittima. Il mondo come lo conosciamo è pieno di vittime. I martiri sono eccezionalmente rari.”- Mademoiselle

Anna e Lucie sono due ragazze che hanno subìto un trauma da bambine. Lucie è in cerca di vendetta nei confronti di coloro che l’hanno rapita e hanno usato violenza su di lei, Anna la comprende perchè anche lei ha vissuto una storia di abusi sessuali. Giunte nei pressi di una casa isolata, Lucie entra furiosa e uccide la famiglia che vi abita e che lei ritiene responsabile di quanto le è accaduto, ma questo non serve a cancellare dalla sua mente le visioni di una donna mostruosa che la perseguita. In quella casa Anna scova un passaggio che porta a uno scantinato, utilizzato dall’organizzazione di rapitori per nascondere giovani donne e fare esperimenti su di loro. Fuggire non sarà facile…

Ho aperto questo blog perchè sono un appassionato di cinema ed un collezionista di film. Di pellicole ne ho viste circa 6000 di cui 3000 fanno parte della mia collezione, ma pochi, davvero pochi mi hanno disturbato come Martyrs. All’inizio la storia di Lucie e delle sue visioni è l’elemento portante della trama, la donna-mostro è sicuramente appartenente a un mondo illusorio da cui Lucie, però, resta sempre ferita realmente. Ci viene il dubbio, per non dire la speranza, che Laugier abbia intrapreso la via di un film gore-spettrale come pretesto per approfondire psicologicamente il personaggio, soffriamo con lei e anche noi vorremmo aiutarla ma il demone è nella sua testa e solo lei può sconfiggerlo. Abusi e violenze passate che un minore non dimentica e che segnano la sua mente e il suo cuore per il resto della sua vita, immergendolo in un dolore mille volte più grande di lui. Pregevole intento, quello del regista, di rappresentare visivamente i demoni della mente attraverso il tema estremamente delicato dell’autolesionismo (problema reale di molti giovani con una vita difficile) ma proprio quando vogliamo analizzarlo sotto questo aspetto il film prende una svolta e l’attenzione si rivolge ad Anna. Restiamo confusi, decisamente delusi, ma non possiamo smettere di guardare. Intrappolata nel covo dei rapitori è costretta a sopportare tutto quello che fecero a Lucie. Giunti alla fine ci pentiremo di non aver chiuso gli occhi, perchè il destino di Anna è ancora peggiore di quello dell’amica. Per tutto il film la palette di colori è gelida, avvertiamo sempre una sensazione di freddo. Il freddo della morte che lentamente penetra in Anna riesce a varcare i confini dello schermo ed entrare in noi, ponendo il seme di una pena che crescerà fino a nausearci. Già da bambine Anna e Lucie erano schiave e ancora lo sono da grandi, schiave dell’odio e del tormento. Nessuna delle due può combattere contro un sistema studiato per non lasciare scampo, neppure per chi riesce a fuggire da esso. Soffrire e ancora soffrire, fino a morire o accettare la sofferenza come stato immutabile della vita. E dopo? Cosa ci aspetta dopo, felicità o oblìo? Viene quasi da chiedersi se il fine ultimo di Laugier non fosse stato quello di fare delle due ragazze dei simboli dell’uomo moderno, circondato da milioni di mondi e realtà che in egual modo lo rendono schiavo, tema trattato in molte pellicole a partire da Metropolis fino a Fight Club. Alcune cadute di stile ci sono: la violenza sembra studiata con l’intento di disturbare a tutti i costi lo spettatore e le vittime sono sempre delle belle e giovani donne, ormai simbolo stereotipato, soprattutto nel genere horror, della creatura indifesa e vulnerabile. Non si capisce poi perchè Lucie, dopo essere riuscita a fuggire, invece di far arrestare i torturatori dalla polizia decide di ucciderli con le sue mani diversi anni dopo e per di più aiutata solo da un’amica. Il finale è scontato perchè la pretesa di partenza è troppo grande: sapere cosa c’è dopo la morte. Sarebbe stato più saggio incentrare il tema sulla difficoltà di vincere le proprie paure e tutto avrebbe avuto un risvolto più apprezzabile, lasciandoci meno un senso di amaro in bocca. In conclusione la prima metà del film promette davvero grandi cose, il resto subisce un grave calo di stile. Consigliato solo a stomaci forti perchè, tra gli alti e i bassi, di violenza se ne vede tanta.

Curiosità:

Nel precedente film di Pascal Laugier, Saint Ange, il personaggio principale è una ragazza di nome Anna Jurin. In Martyrs Anna è il nome di una delle due ragazze mentre l’altra si chiama Lucie Jurin.

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