Crea sito

Thriller

I Guerrieri della Notte (1979)

by Cabal on apr.18, 2010, under 1979, Azione, Thriller

Titolo Originale: The Warriors (Letteralmente: I Guerrieri)

Regia: Walter Hill

Cast: Michael Beck, David Patrick Kelly, Deborah Van Valkenburgh

“Ci siamo battuti un’intera notte per tornare in questa fogna.” – Swan

Cyrus, capobanda della gang più importante di New York conosciuta col nome di “Riffs”, indice una tregua in tutta la città e invita i membri delle altre bande a partecipare ad un raduno. Questi si riuniscono e Cyrus tiene un discorso molto acceso in cui propone una grande alleanza per conquistare la città. Improvvisamente un proiettile lo colpisce al petto ed egli muore sotto gli occhi di tutti. La banda dei “Guerrieri” viene accusata di essere coinvolta nell’omicidio e i suoi membri sono costretti a scappare. La strada da percorrere per tornare nel loro quartiere si trasformerà in una lotta estenuante perchè tutte le bande sono sulle loro tracce con l’unico scopo di ucciderli e vendicare Cyrus.

Sull’onda delle rivoluzioni giovanili post ‘68, il regista Walter Hill viene colto da un lampo di genio sensazionale. Decide di girare un adattamento cinematografico del libro di Sol Yurick, “The Warriors“, modificandone alcuni aspetti considerato che erano passati ben 14 anni dalla prima edizione del libro, datata 1965. La trama di fondo rimane pressocchè invariata e si ispira a sua volta all’opera “Anabasi” dello storico Senofonte. In quest’ultima si narra di come diecimila mercenari ellenici, radunati dal comandante Ciro Il Giovane con lo scopo di conquistare la Persia, si ritrovarono in battaglia senza più il loro capo e dovettero ritirarsi marciando fra mille pericoli e trappole per tornare nella loro patria. Nel film I Guerrieri della Notte si respira a pieni polmoni l’atmosfera giovanile di ribellione alla società, che sfogò tutta la propria rabbia repressa nei movimenti culturali e soprattutto musicali degli imminenti “anni ‘80″. I giovani si riuniscono in bande, pressocchè tutte di fascia sociale molto povera o emarginata, soprattutto per darsi un’identità e per aiutarsi nel difficile compito di sopravvivere in quelle metropoli che sempre più dividono il popolo per schiavizzarlo. Vincere questa battaglia, rompere gli schemi e liberarsi dall’oppressione dei potenti è impossibile se non si uniscono le forze in uno scopo comune, mettendo da parte le piccole e poco importanti incomprensioni. Questo è il messaggio che voleva dare Cyrus al suo popolo prima che la caotica follia di un singolo individuo ponesse fine alla sua vita, spegnendo così ogni barlume di luce per il futuro. Nel film la ribellione viene stroncata da Luther, un personaggio senza scopi precisi, che alla domanda “Perchè lo hai fatto?” risponderebbe tranquillamente “Perchè potevo!”. Nella realtà invece è diverso, ad impedire agli uomini di modificare il proprio stato di schiavitù ci pensano le spie, i traditori e i corrotti, che giustificano le loro azioni riprovevoli con l’ossessivo culto della divinizzazione del proprio “Io”, al di sopra del quale non esiste nulla e in nome del quale essi sono disposti a distruggere ogni accenno di vita e di civiltà. Lo stesso triste tema fu toccato anche da Bryan Yuzna nel suo Society-The Horror. Tornando al film di Hill, tecnicamente non è impeccabile ma sprigiona personalità da ogni inquadratura. Le luci poco curate e i colori sporchi ci fanno entrare ancora più a fondo nelle buie e marce strade della metropili. Le musiche, rigorosamente composte con sintetizzatori, evidenziano le scene affidandosi a suoni distorti ed effettati più che a vere e proprie melodie. I costumi delle bande sono davvero caratteristici e gli attori sono scelti al meglio, in particolare i due protagonisti della pellicola: Michael Beck nella parte di Swan, capobanda dei Guerrieri, e David Patrick Kelly in quella di Luther, leader dei Rogues. Quest’ultimo entrerà nella leggenda per la sua frase: “Guerrieri…giochiamo a fare la guerra?” urlata nella scena della resa dei conti finale. La tensione è costante per tutto il film, sostenuta anche dalla geniale idea della voce alla radio che narra degli scontri tra le bande che avvengono durante la notte. Si avverte per tutto il film un mix esplosivo di crudezza, virilità, libertà, sensualità ed energia ribelle e da questo mix è impossibile non venire travolti. I Guerrieri della Notte è diventato negli anni un vero e proprio film Cult e il consiglio rimane uno solo: da vedere assolutamente!

Curiosità:

Il nome del capobanda dei Riffs, Cyrus, è stato scelto proprio per ricordare il personaggio storico Ciro il Giovane.

Nella prima stesura della sceneggiatura il personaggio di Vermin doveva essere ucciso da una ragazza della banda delle Lizzies.

Nella scena del raduno furono chiamate 1000 comparse.

La scena del combattimento tra i Guerrieri e i Punks nei bagni della metropolitana è l’unica scena del film girata in uno studio e non per strada.

I camion della troupe e tutte le loro attrezzature furono protette da atti di vandalismo da una vera banda della zona, pagata 500 dollari al giorno e chiamata “The Mongrels”.

Il film avrebbe dovuto intitolarsi “Strade di Fuoco” ma poi l’idea fu messa da parte e riutilizzata da Walter Hill per un altro suo film.

La famosa frase “Guerrieri…giochiamo a fare la guerra?” pronunciata da David Patrick Kelly fu, secondo una sua stessa dichiarazione, improvvisata sul momento e non facente parte della sceneggiatura originale.

Commenti disabilitati :, , more...

La Donna Lupo di Londra (1946)

by Cabal on apr.16, 2010, under 1946, Thriller

Titolo Originale: She-Wolf of London

Regia: Jean Yarbrough

Cast: Don Porter, June Lockhart, Sara Haden

Genere: Thriller

“Perchè i tuoi desideri sono quelli di un lupo…Sanguinari, voraci, insaziabili!” – Barry Lanfield

Il giovane e benestante Barry Lanfield deve sposarsi con la bella Phyllis Allenby a breve. Mancano pochi giorni al matrimonio quando nel parco di Londra cominciano ad avvenire strani delitti. Ogni mattina Phyllis si sveglia con le mani sporche di sangue e i vestiti macchiati di fango. La sua mente comincia a vacillare nella convinzione di essere posseduta dalla maledizione che colpì gli antenati della famiglia Allenby, perseguitati con l’accusa di essere licantropi.

Da una grande casa come la Universal ci si può aspettare quasi sempre produzioni di qualità e guardando il film La Donna Lupo di Londra non si rimane certo delusi in questo senso. Girato in un bianco e nero piuttosto sfumato e ben curato nella fotografia, il film si avvale degli standard classici dell’epoca. L’occhio è sempre appagato dalla cura che pongono gli scenografi nel bilanciare il peso delle inquadrature, sia considerando gli ambienti interni che quelli esterni, aggiungendo dettagli senza mai rendere la scene caotiche. I personaggi si muovono all’interno di ville con stanze e corridoi enormi ma nonostante questo essenziali nell’arredamento, caratteristica tipica dei set americani degli anni ‘40 e ‘50. Il parco dove si svolgono i delitti ricorda lontanamente il bosco in cui si spostava furtivo Lon Chaney Jr. interpretando il suo licantropo nel film L’Uomo Lupo. Gli attori sono sufficientemente teatrali nel rendere le emozioni dei loro personaggi e risultano tutti piacevoli nelle loro parti, con un particolare riguardo alla brava Sara Haden che nella parte finale dà un’ottima prova recitativa, elevando notevolmente la tensione e la qualità del film. La pellicola risulta nel complesso piacevole anche se priva di idee particolari. Il punto decisamente più deludente è l’accorgersi di essere caduti in una sorta di piccolo “tranello” della nota casa produttrice. Nonostante si annoveri la presenza di licantropi nel titolo, il film gira attorno ad una serie di omicidi compiuti da un essere che sembra un lupo ma che non mostra mai le sue fattezze. Di conseguenza non possiamo inserire La Donna Lupo di Londra tra i “monster-movie” della Universal del periodo d’oro perchè nei fatti la sceneggiatura è quella tipica del genere thriller e non si spinge oltre. Questo non deve scoraggiare gli amanti di quelle produzioni dal guardare anche questo film, perchè in fondo l’atmosfera generale è ispirata proprio a capolavori come Dracula del 1931 e L’Uomo Lupo del 1941. Basta intraprendere la visione con le giuste pretese e se ne trarranno emozioni positive.

Curiosità:

Il film è girato in gran parte negli studi Universal chiamati “Hacienda“, usati per molti film western di serie B.

Molti attori hanno dovuto lavorare durante la sera di Natale perchè le riprese cadevano proprio in quei giorni.

L’attore Lloyd Corrigan, che nel film interpreta il Detective Latham, prese la parte dell’attore Forrester Harvey poichè questi morì poco prima delle riprese.

Commenti disabilitati : more...

Interceptor (1979)

by Cabal on apr.13, 2010, under 1979, Apocalittico, Azione, Thriller

Titolo Originale: Mad Max (Letteralmente: Max il pazzo)

Regia: George Miller

Cast: Mel Gibson, Steve Bisley, Joanne Samuel

Genere: Thriller (Sottogenere: Post Atomico)

“Quella non è un’auto, è un aereo che vola rasoterra!” – Jim Goose

Siamo in un futuro in cui la civiltà è ritornata ad essere governata dalla violenza e dalla barbarie e gli uomini si uccidono per accaparrarsi le ultime taniche di benzina. Max Rockatanksy è un poliziotto della squadra Main Force Patrol, detta anche MFP. Uno psicopatico di nome Nightrider sfida la polizia ma la sua folle corsa in auto finisce quando incontra Max che lo sperona facendolo uscire mortalmente di strada. Quando scopre di essere ricercato dalla banda di criminali che vogliono vendicare il loro amico, Max dà le dimissioni perchè teme per la sua famiglia. Fuggire non servirà a niente. La moglie Jessie ed il figlioletto perderanno la vita e Max indosserà nuovamente la divisa da poliziotto cercando disperatamente giustizia.

Interceptor è a tutt’oggi uno dei film cult del genere Post-atomico, e con esso anche i due seguiti Interceptor – Il Guerriero della Strada e Mad Max – Oltre la Sfera del Tuono. Il regista non si aspettava ciò che sarebbe successo in seguito: girato con un budget di soli 350.000 dollari ne incassò oltre 100 milioni in tutto il mondo! I motivi di un tale successo vanno ricercati nell’originalità assoluta dell’ambientazione e dei personaggi. Le location scelte per le riprese sono vaste pianure australiane nei pressi di Melbourne, caratteristiche in quanto estremamente aride e polverose. Il sole che batte su queste steppe fa sembrare l’aria irrespirabile e malata, velenosa e sporca come i teppisti che si aggirano per quelle zone sulle loro motociclette. Non si fa mai riferimento a guerre nucleari nella sceneggiatura, eppure il film sembra ambientato qualche anno dopo l’esplosione di una bomba atomica che ha raso al suolo ogni costruzione ed ogni barlume di civiltà. Rimangono solo la violenza dei criminali che non mostrano alcuna pietà per nessuno ed il coraggio dei poliziotti che ancora combattono per un mondo migliore. Per rendere al meglio la durezza di questo eterno conflitto viene svolto un ottimo lavoro durante la fase di selezione del cast. Gli attori che interpretano i teppisti hanno dei volti da veri pazzi, molti di loro sono così magri e ossuti che sembrano delle iene pronte a mangiare i cadaveri delle loro prede. Hugh Keays-Byrne, nella parte di Toecutter, si è ispirato addirittura alla figura di Genghis Khan per rendere unica la sua recitazione e l’effetto è davvero notevole. Anche i costumi sono particolari, cuciti alla buona con stracci e pezzi di ferro come avrebbe fatto veramente chi fosse cresciuto in un mondo desolato e povero come quello. Poi ci sono i poliziotti, vestiti in pelle nera di tutto punto per dare l’impressione di durezza e forza, elementi necessari ad infondere coraggio e speranza nei cittadini che desiderano protezione. I volti degli attori che li interpretano si addicono al ruolo; Mel Gibson è quasi angelico nel pieno della sua giovinezza, Steve Bisley e Roger Ward sono duri e simpatici allo stesso tempo. Ed infine ecco un altro elemento che è entrato nella leggenda della cinematografia: la famosa V8 Interceptor, l’auto usata da Max per vendicarsi. Caratteristica principale di quest’auto è il compressore volumetrico montato sopra al motore che le permette di raggiungere la potenza di 600 cavalli, “un aereo che vola resoterra”. L’insieme di tutti questi accorgimenti ed una trama che si snoda attorno al primordiale istinto di vendetta hanno fatto di Interceptor un intramontabile cult, che acquista sempre più fascino col passare del tempo. La domanda che ci pone il regista è forse questa: che prezzo siamo disposti a pagare per seguire gli ideali di giustizia? Max abbandona l’uniforme perchè non è disposto a mettere in pericolo la sua famiglia, ma appena perde il coraggio di combattere la peggiore delle sciagure si avventa su di lui facendolo precipitare nel dolore e nella follia. La risposta è chiara: chi sceglie di essere guerriero deve essere pronto a tutto per difendere il proprio ideale e non deve permettere che la codardìa prenda il sopravvento. Da vedere assolutamente perchè ad un Cult non si dice mai di no!

Curiosità:

Interceptor è il film che ha lanciato Mel Gibson nel mondo delle star hollywoodiane eppure è stato preso nel cast per puro caso. Doveva solo accompagnare ai provini un amico. La sera prima aveva partecipato ad una rissa in un bar e aveva il volto tumefatto, il responsabile della selezione lo vide e gli disse di tornare perchè avrebbero avuto bisogno di attori, per così dire, “malandati”. Così Mel Gibson tornò e gli diedero una parte da recitare come provino. Fortunatamente fu poi selezionato.

I primi trailer del film proiettati negli Stati Uniti non menzionavano la presenza di Mel Gibson nel cast in quanto era un attore conosciuto solo in Australia.

L’auto V8 Interceptor fu costruita sulla base di una Ford Falcon XB GT Coupé.

La motocicletta di Jim Goose è una Kawasaki Z1000 del 1977.

Alcune frasi dette da Nightrider durante la scena dell’inseguimento sono tratte dal testo della canzone “Rocker” del gruppo hard rock AC/DC.

Esiste un videogioco intitolato Mad Max ed uno intitolato Fallout che hanno un’ambientazione simile a quella del film, così come il manga a fumetti Ken Il Guerriero del 1983.

!!!!! – Attenzione piccolo Spoiler:

Nella scena finale Max cattura un motociclista della banda e gli ammanetta una caviglia ad un’auto. Poi gli lancia una sega da ferro e gli dice che se vuole salvarsi la vita prima che l’auto esploda può segarsi il piede e liberarsi. Questa idea ricorda veramente molto il film Saw – L’Enigmista del 2004.

Commenti disabilitati :, , more...

Un’ Ombra nell’ Ombra (1979)

by Cabal on apr.06, 2010, under 1979, Sexploitation, Thriller

Titolo Originale: Un’Ombra nell’Ombra

Regia: Pier Carpi

Cast: Carmen Russo, Lara Wendel, Irene Papas

Genere: Thriller, Erotico

“Il principio di tutto fu quella notte in cui ci sottomettemmo a Lui, il nostro Padrone, e cedemmo i nostri corpi e le nostre anime ai suoi voleri.” – Carlotta

Carlotta, Raffaella, Lena e Agata partecipano, molto giovani, ad un rituale satanico con lo scopo di evocare Lucifero e ottenere da lui poteri sovrumani. Il demonio si presenterà a loro ma solo per piegarle al suo volere e condannarle a una vita infelice. La maledizione colpirà anche le figlie delle quattro donne. Daria, la figlia di Carlotta, si rivelerà essere il nuovo portavoce di Lucifero e complotterà per soggiogare il mondo intero al volere del suo padrone.

Un’Ombra nell’Ombra è il secondo e ultimo lungometraggio diretto da Pier Carpi, che in precedenza aveva girato solo Povero Gesù. Spezzo una lancia a favore di questo regista che, nonostante sia poco preparato tecnicamente, esprime una certa dose di impegno e di talento in questa sua opera. Appassionato di esoterismo nella vita reale, Carpi scrive sul tema diversi libri e da uno di questi decide di trarre la sceneggiatura per il film in questione. Non trovando finanziamenti sufficienti mette il progetto in cantiere fino a quando l’enorme successo de L’Esorcista e di Omen – Il Presagio non scateneranno la nuova moda dei film a sfondo satanico. A questo punto si unisce al filone e riesce a realizzare il suo film, decisamente più povero di mezzi rispetto ai due capolavori appena citati ma piuttosto all’altezza di altre produzioni italiane dell’epoca. L’atmosfera è appropriata e le ambientazioni sono decisamente cupe, gran parte delle inquadrature è invasa dall’oscurità spezzata solo da punti luce distanti e fiochi. Scenografie con altari, candelabri, fiamme, simboli satanici ed esoterici fanno da contorno alle scene dei rituali che purtroppo non sono rese dagli attori con la dovuta serietà visto il tema trattato. Fa eccezione la giovanissima Lara Wendel, vera protagonista del film, che col suo sguardo tagliente e malvagio entra nella parte della figlia di Lucifero con impegno regalandoci alcuni birividi e surcalssando lo stesso Ezio Miani che interpreta, appunto, il signore del male. Purtroppo, escluse Daria e Carlotta, i vari personaggi di contorno sono poco approfonditi e questa scelta, unita ad alcune lacune nella sceneggiatura, contribuisce a far vacillare la trama abbassando l’attenzione dello spettatore. Essendo una produzione italiana degli anni settanta difficilmente poteva mancare l’elemento erotico, le scene di nudo sono un tentativo di rientrare nel filone sexploitation ma senza esagerare visto che, se non altro, sono inserite con un certo criterio e non completamente a caso. Accompagnato dall’elemento satanico l’erotismo acquista una sfumatura blasfema che aiuta il regista nel suo intento di farci entrare in un mondo in cui il male regna sovrano, al punto da spingere una madre a voler uccidere la figlia pur di liberarla dal demonio. Pregevole la scelta di accompagnare tutto il film con le musiche di Stelvio Cipriani che si avvicinano a certe composizioni nello stile usato dai Goblins per i film di Dario Argento. Per alcuni appassionati del genere questo film può rivelarsi una piacevole visione se non addirittura un cult, difficilmente verrà apprezzato da chi mastica in prevalenza cinema mainstream.

Curiosità:

Lara Wendel girò alcune scene di nudo che fecero molto scandalo dato che l’attrice all’epoca aveva solo 12 anni.

Irene Papas doveva girare una scena di nudo ma in quella scena non la si vede mai in viso e si suppone che abbia usato una controfigura.

Nella scena in cui Lucifero sgretola una parete e appare a Carlotta, che si trova assieme ad un uomo in un vicolo, i due attori sono sostituiti da due controfigure. Non sapendone l’esatto motivo si suppone che la scena sia stata girata in seguito.

Il film fu girato nel 1977 ma uscì solo nel 1979.

Esiste un’edizione belga in VHS del film in cui è presente una scena, della durata di 3 minuti e 14 secondi, tagliata in tutte le altre edizioni. Ecco la copertina:

Nella scena tagliata l’allora giovanissima Carmen Russo si avvicina ad un altare, si spoglia e vi si sdraia sopra circondata da altre donne che assistono al rituale tra cui Carlotta, Raffaella, Lena e Agata. Arriva Lucifero e quando sta per possederla e farla diventare la sua ennesima schiava le quattro donne sollevano le loro spade puntantole al viso del demonio che svanisce. Di seguito troverete alcune immagini di questa scena.


Commenti disabilitati :, , more...

X Files – Voglio Crederci (2008)

by Cabal on mar.21, 2010, under 2008, Thriller

Titolo Originale: X Files – I Want to Believe (Letteralmente: Voglio Credere)

Regia: Chris Carter

Cast: Gillian Anderson, David Duchovny, Mitch Pileggi

Genere: Thriller, Horror

“Lei crede in queste cose?” – “Diciamo che voglio crederci.” - Padre Joe e Fox Mulder

La dottoressa Dana Scully viene contattata dall’agente Mosley Drummy per ritrovare Fox Mulder, ex responsabile della sezione “X-Files” dell’FBI, considerato l’unico in grado di collaborare alle indagini riguardo a misteriose sparizioni di alcune donne. Lei si reca dall’ex collega e lo mette al corrente dei fatti. Mulder comincia ad indagare assieme agli agenti ma quando capirà cosa si cela dietro ai rapimenti avrà bisogno dell’aiuto di Scully e di Padre Joe, un medium capace di vedere avvenimenti passati. Insieme scopriranno un agghiacciante segreto.

Voglio Crederci è il secondo lungometraggio tratto dalla famosa serie The X-Files e le vicende qui narrate si collocano temporalmente dopo l’ultima stagione del telefilm. A dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare non siamo di fronte ad un film fantascientifico ma ad un thriller con venature horror la cui trama si interseca di poco con quella della serie, tanto da rendere Voglio Crederci un film che avrebbe avuto più ragione di esistere se fosse stato pensato come produzione indipendente, levandogli così il peso di dover essere all’altezza con quello che i fans di X-Files si sarebbero aspettati. Dopo sei anni di silenzio dall’ultimo episodio sono rimasti aperti molti interrogativi riguardo ai personaggi e alle vicende della serie televisiva ma qui non troveremo le risposte. Chris Carter, sceneggiatore e regista, non ha voluto dirigere questo lungometraggio per portare avanti le sue idee fantascientifiche ma per dare più risalto al rapporto tra Scully e Mulder. Le doti medianiche di Padre Joe sono infatti l’unico elemento soprannaturale del film. La trama procede con lentezza per circa metà del tempo, accompagnata da un banale ripetersi di situazioni e di dialoghi poco interessanti. Tentando di concentrare l’attenzione sui caratteri dei personaggi principali l’originaltà viene a mancare, in quanto David Duchovny è sempre uguale a sè stesso e Gillian Anderson, pur essendo un’ottima attrice, non riesce a reggere da sola tutto il peso di un film che ha pochi punti di forza. Nessuna interpretazione di spicco tra gli attori secondari. Carter non si è espresso al meglio ma resta comunque uno sceneggiatore molto preparato e sul finale rialza il tono, accelerando il ritmo del montaggio e caricando la tensione. Quando scopriamo il macabro destino che era in serbo per le donne rapite l’atmosfera sconfina nell’horror e questo è un bene, se non altro perchè possiamo provare qualche brivido che spezza finalmente la noia generale. Il film finisce per essere un viaggio attraverso sofferenze fisiche e interiori, attraversato da un sottile velo psichedelico e morboso che si sposa bene col gelo dei paesaggi innevati che fanno da sfondo al susseguirsi di eventi. La realtà attorno a Scully è fredda e quasi paralizzata come a rappresentare la sua anima, ormai privata di ogni forza combattiva da un passato e da un futuro opprimenti e apparentemente immutabili. L’amore che la lega a Mulder sarà l’unica energia che li porterà in salvo. Nel complesso il film si lascia apprezzare se non si hanno troppe pretese ed è tecnicamente ben realizzato dal team della Ten Thirteen Productions, la casa di produzione che curò con egregia professionalità tutti gli episodi televisivi. Il collegamento con la serie X-Files ha avuto un effetto positivo solo al momento del lancio attirando l’attenzione di milioni di fans per poi rivelarsi un flop al botteghino. Chris Carter ha dichiarato che non è da escludersi un terzo lungometraggio basato nuovamente sul tema dell’invasione aliena.

Curiosità:

Nella scena in cui Mulder chiama Scully al cellulare, sul display si leggono due nomi: Bowman e Gilligan. Rob Bowman è il regista del primo film e di molti episodi di X-Files mentre Vince Gilligan è stato scrittore e produttore della serie.

Il film è dedicato a Randy Stone, l’agente di casting che scelse gli attori per l’episodio pilota della serie TV. Morì nel 2007.

Nella scena in cui Scully e Mulder sono sdraiati sul letto insieme, Scully ha in mano il libro “Beautiful WASPs Having Sex” scritto da Dori Carter, la moglie di Chris Carter.

9.511 Comments :, more...

The X Files – Serie TV (1993/2002)

by Cabal on mar.11, 2010, under 1993, Fantascienza, Serie TV, Thriller

Titolo Originale: The X Files (Letteralmente: I casi X)

Cast: Gillian Anderson, David Duchovny, Robert Patrick, Annabeth Gish

Genere: Thriller – Fantascienza

“La verità è là fuori” – Fox Mulder

L’agente dell’FBI Dana Scully, specializzata in medicina legale, viene assegnata al reparto denomitato “X-Files” in affiancamento all’agente Fox Mulder, detto “Lo spettrale“, famoso per i suoi metodi investigativi poco ortodossi e per la sua convinzione riguardo l’esistenza degli alieni. Questi ultimi rapirono sua sorella quando erano bambini e Mulder vide tutto con i suoi occhi ma negli anni nessuno gli credette mai, per questo quando divenne agente dell’FBI gli affidarono gli X-Files, indagini ancora aperte su casi irrisolti e scientificamente inspiegabili. Nella soluzione dei casi paranormali egli spera di mettere insieme indizi che possano ricondurlo al ritrovamento della sorella. Scully lo acccompagna in questa ricerca ma il suo scetticismo le impedisce di credere del tutto alle teorie di Mulder fino a quando la verità su alcuni casi metterà a repentaglio le loro stesse vite. I due agenti scopriranno che un grande complotto contro l’umanità è portato avanti da organizzazioni segrete che stanno gettando le basi per una grande invasione aliena mentre altre forze cercano di contrastare la realizzazione di questo terribile progetto. Il destino del mondo è quantomai incerto e Scully e Mulder faranno il possibile per impedirne la disfatta.

La serie TV The X-Files appartiene al filone di telefilm di nuova generazione che invase i nostri circuiti televisivi negli anni novanta. Se proviamo a tornare indietro di altri dieci anni o qualcosa di più non possiamo non ricordare titoli come Dr.Who, Visitors, UFO e altre serie memorabili che colmarono l’insaziabile desiderio di fantascienza degli appassionati di un tempo. I mezzi a disposizione erano limitati e decisamente più artigianali rispetto a oggi ma le atmosfere erano più tangibili e più vere pur trattandosi di finzione e le idee pù originali. La differenza tra le serie TV di quegli anni e quelle di nuova generazione sta proprio nella forma perchè la sostanza, nelle produzioni moderne, è ormai una qualità rara da trovare. L’idea alla base di X-Files è delle più scontate tanto che Chris Carter, ideatore del progetto e sceneggiatore, afferma di aver preso direttamente spunto dal telefilm Kolchak: The Night Stalker degli anni settanta. La trama è molto simile ma il protagonista è un giornalista invece di un poliziotto. Anche nel film Essi Vivono (1988 per la regia di John Carpenter) si parlava di alieni che governavano il mondo nascondendosi tra i piani alti della società. Nella serie The X-Files la sceneggiatura è come un grande calderone in cui si gettano tutte le mitologie da ogni parte del mondo e ci si costruiscono attorno gli episodi, niente di inventato ad arte insomma. Torniamo quindi alla forma e cominciamo ad elencare i pregi di questa longeva serie. Davanti a The X-Files non possiamo fare altro che rimanere stupiti da tanta professionalità, tutti i reparti sono altamente qualificati tanto che ogni fotogramma è sotto il controllo più totale della troupe e faticheremo a trovare un oggetto fuori posto perchè la scenografia è curatissima fin nei minimi dettagli. Il lavoro di fotografia è sbalorditivo, tutte le luci sono delicatamente sfumate e gli ambienti sia esterni che interni, così come gli attori, sono illuminati seguendo un perfetto criterio che ne risalta profondità e volumi. Durante le oltre 200 puntate vedremo i tecnici prodigarsi nell’allestire con ottimi risultati qualunque scenario possibile, come fosse un mero esercizio di stile. Da cupi interni di palazzi a vie intricate delle metropoli, da squallide fognature a casinò di lusso, da deserti messicani a montagne innevate canadesi, ogni tipo di scenografia è stato sfruttato e non si ha mai l’impressione di vedere due volte lo stesso episodio. Non da meno la professionalità di truccatori e costumisti al punto che gli attori sono sempre perfetti in ogni scena e con l’evolversi della trama e il passare degli anni cambiano esteticamente in maniera più che convincente, rivelando uno studio accurato e mirato alla caratterizzazione dei personaggi. Meritati elogi vanno anche agli artisti degli effetti speciali, tutti di ottima fattura e realizzati con tecniche miste di ogni sorta. La mancanza di originalità nella trama viene ampiamente colmata da una sceneggiatura di tutto rispetto capace di dosare con perfetto ritmo suspence, horror, fantascienza, romanticismo, azione e humor e di alternare episodi primari e secondari (dei 202 episodi che compongono la serie solo 61 sviluppano la trama principale dell’invasione aliena, gli altri sono storie autoconclusive) senza far scemare l’interesse dello spettatore. Molto intelligente è la scelta di accennare continuamente al rapporto di attrazione che nasce tra Scully e Mulder, mantenendo sempre alta la tensione sessuale tra i due che porterà lo spettatore a legarsi emotivamente ai personaggi per scoprire come andrà a finire la loro relazione apparentemente platonica. La serie doveva concludersi alla fine della quinta stagione ma il grande successo portò i dirigenti della 20th Century Fox a fare pressione affinchè venissero realizzati altri episodi. L’attore David Duchovny compare raramente negli episodi delle ultime due stagioni poichè decise di dedicarsi ad altri progetti e fu sostituito da Robert Patrick (Terminator 2) nella parte di John Doggett. Nel telefilm, per far coincidere la finzione con la realtà, si decise di affidare a quest’ultimo la direzione degli X-Files con l’incarico speciale di ritrovare l’agente Mulder nel frattempo misteriosamente scomparso. L’ottima interpretazione di Robert Patrick porta nuovo vigore alla serie e riesce a donare quell’alone di virilità che mancava al personaggio di Mulder, dando così agli sceneggiatori la possibilità di focalizzarsi maggiormente sulle scene di azione. Possiamo dire dunque che The X-Files è una produzione che eleva la soglia di competenze molto al di sopra del livello medio delle produzioni degli anni precedenti e dona agli spettatori piacevolissime emozioni.

Fin qui abbiamo tessuto tutte le lodi possibili a questa serie che coinvolge e diverte, ora proviamo a muovere qualche critica. Per quasi tutte le stagioni, nonostante l’andamento della sceneggiatura nelle singole puntate sia generalmente ben studiato, l’opening è sempre lo stesso: i due agenti scoprono un cadavere, Scully fornisce una spiegazione scientifica, Mulder la contraddice adducendo una spiegazione paranormale e infine lui ha sempre ragione. L’evidenziare il contrasto tra i due risulta il più delle volte una scelta azzeccata ma per 202 episodi diventa ripetitiva. Molto meno accettabile è l’ostinazione che Scully e Doggett hanno nel non voler credere a quello che vedono, una vera forzatura caratteriale dei personaggi. Entrambi assistono a manifestazioni di fantasmi, di alieni, vedono creature mostruose, addirittura muoiono e poi risorgono ma fino all’ultimo non accettano l’esistenza di una dimensione paranormale. Passando in esame gli attori, David Duchovny è la spina nel fianco di tutta la serie, la sua recitazione è piatta, monotona e veramente poco ispirata e questo non si addice a chi ha l’onore di interpretare il personaggio principale di una serie che durerà per ben nove anni. Fortunatamente dall’altra parte abbiamo un cast di tutto rispetto, ogni attore cerca di dare spessore e caratteristiche uniche al proprio personaggio e la serie può così vantare un vasto spettro di ottime interpretazioni. Gillian Anderson brilla, o per meglio dire risplende, di luce propria ed è bravissima nell’esprimere tutte le possibili emozioni che attraversano l’anima di Dana Scully, donandole un carattere femminile, guerriero, fragile, amorevole, simpatico, infantile e maturo allo stesso tempo. La sua recitazione è in pefetta sintonia con quanto richiede la sceneggiatura e questa sua capacità interpretativa la trasforma nel vero e unico personaggio portante di X-Files, eclissando tutti gli altri attori che comunque svolgono un ottimo lavoro. Arriviamo infine a criticare l’aspetto forse più importante: i messaggi intrinsechi nel telefilm. Siamo di fronte a una produzione mainstream americana perciò sappiamo già dove si andrà a parare: 1) I protagonisti americani sono sempre belli e il loro fisico è sempre in forma, pare che il tempo non possa nulla contro di loro e soprattutto vincono sempre; 2) I cattivi sono sempre di altre nazionalità; 3) Vi è il classico messaggio militaresco, ovvero spirito di squadra e forte unione contro un nemico comune, esaltato al punto da far sacrificare ad alcuni personaggi i propri figli nel tentativo di salvare gli Stati Uniti e l’umanità (Vietnam e Iraq ci ricordano qualcosa in merito a questo triste tema…); 4) Gli americani sono sempre buoni e incapaci di compiere azioni riprovevoli tranne quando sono posseduti da delle entità non americane che comandano i loro pensieri e le loro azioni. Se riusciamo a dare il giusto peso a queste tematiche siamo pronti a entrare nel mondo di X-Files e a goderci 202 episodi di grande intrattenimento e di ottima fattura.

Curiosità:

La serie The X-Files” si trova al secondo posto nella classifica dei “25 Migliori Telefilm di Sempre” redatta dalla famosa rivista TV Guide e il personaggio di Fox Mulder è al settimo posto nella classifica delle “25 Leggende della Fantascienza”.

David Duchovny apparve in alcuni episodi della serie Twin Peaks del 1990 diretta da David Lynch.

L’idea per la composizione della sigla di apertura “The X-Files Theme” venne al compositore Mark Snow quando premette accidentalmente un tasto sulla propria tastiera mentre era attivo un effetto sonoro detto “Echo”. Il suono gli piacque e decise di comporre il resto mantenendo la stessa atmosfera.

Vennero realizzati due videogames ispirati alla serie TV, uno per PC (The X-Files Game) e un altro per Playstation 2 (The X-Files: Resist or Serve).

L’episodio intitolato “Millennium” è stato prodotto per chiarire alcuni eventi conclusivi della trama principale di un altro telefilm omonimo (Millennium del 1996) creato dallo stesso Chris Carter ma poi terminato improvvisamente alla fine della terza stagione a causa dei bassi ascolti. L’attore principale era Lance Henriksen (Aliens – Scontro Finale).

Il lungometraggio “X-Files – Il Film” del 1998 si colloca tra la quinta e la sesta stagione della serie TV, mentre “X-Files – Voglio Crederci” del 2008 si colloca dopo la nona stagione.

8.255 Comments :, , , more...

88 Minuti (2007)

by Cabal on mar.04, 2010, under 2007, Thriller

Titolo Originale: 88 Minutes

Regia: Jon Avnet

Cast: Al Pacino, Neal McDonough

Genere: Thriller

“Quando lo catturarono lui rise e disse che gli ci vollero 88 minuti… 88 minuti per fare a pezzi mia sorella.” – Jack Gramm

Jack Gramm è un insegnante di criminologia che in passato collaborò con l’FBI nella cattura di Jon Forster, un assassino seriale che torturava giovani donne per poi squartarle. Dieci anni dopo Forster sta per essere condannato a morte ma i delitti ricominciano con lo stesso modus operandi. Gramm è costretto a indagare perchè in ballo c’è anche la sua vita, un nuovo assassino gli ha intimato che avrà solo 88 minuti di vita prima di diventare la prossima vittima.

Il thriller che il regista Jon Avnet ci propone rientra negli stili più classici del genere: il maniaco pluriomicida tanto in voga negli anni ottanta e novanta minaccia un susseguirsi di vittime, il tutto condito da un conto alla rovescia per mettere in scacco la polizia e il protagonista di turno. Al Pacino accetta la parte ma per ogni attore del suo calibro non è facile trovare altrettanti sceneggiatori o registi che siano all’altezza. Il budget stanziato è alto ma non è sfruttato al meglio. Il film parte con ritmo abbastanza deciso, dopo pochi minuti siamo già nel pieno della vicenda, Gramm viene minacciato di morte, inizia il countdown e assieme ad esso nuovi omicidi. Potremmo ancora aspettarci grandi cose ma ecco che la sceneggiatura incomincia a proporci battute improbabili inserite in situazioni piuttosto inverosimili. Nemmeno a metà del film ogni speranza è persa. I personaggi sono creati apposta per assecondare un clichè più che prevedibile, spunta il fidanzato geloso che sembra essere il maniaco, la collega di lavoro finisce per essere la sospettata numero uno, la segretaria che aveva accesso a informazioni segrete potrebbe averle passate all’assassino di nascosto e così via finchè non si finisce per sospettare di tutti. Questa sarebbe la strategia narrativa ma nessuno è al suo posto, nè come personaggio nè come attore in relazione alla propria parte. Al Pacino fa di tutto per interpretare un semplice insegnante universitario, un uomo di tutti i giorni senza grandi doti da eroe e ci riuscirebbe piuttosto bene se non fosse che il personaggio stesso è di troppo poco spessore e finisce per soffocare la sua interpretazione. Gli attori che si muovono attorno a lui sono ancor più mediocri. Senza un passato o un motivo ben preciso che li spinga a fare quello che fanno tutti i personaggi della trama ottengono il solo scopo di appiattire l’emotività del film e in certi momenti ci viene da sorridere di fronte a scene già viste e riviste così tante volte in altre pellicole che è assurdo riproporle ai giorni nostri. Nessun personaggio è adeguatamente approfondito caratterialmente e si ha la sensazione di avere davanti dei manichini posti nell’inquadratura solo per poter svolgere le trame narrative, come li si utilizzerebbe nella vetrina di un negozio per esporre le merci. Non si arriva mai al climax della tensione perchè non vi è abbastanza tensione per arrivarci. Jon Avnet ha uno stile di regia piuttosto lineare con poche inquadrature di spicco e soprattutto poco conformi all’azione che in un thriller poliziesco normalmente ci si aspetterebbe. Sarebbe più idoneo a dirigere pellicole a sfondo psicologico ma non è questo il caso, fortunatamente l’anno seguente girerà un altro thriller, Sfida Senza Regole, che gli riuscirà decisamente meglio sotto tutti i fronti. Il reparto artistico che fa da contorno, dai costumisti agli scenografi, è tecnicamente preparato ma il lavoro svolto rimane conforme alla mediocrità generale. Concludendo 88 Minuti è un film da vedere se si è fan di Al Pacino e non si vuole perdere nemmeno una sua interpretazione ma è anche un buon film per passare una serata spensierata e mentalmente poco impegnativa. Caldamente sconsigliato a chi cerca emozioni forti o thriller d’autore.

Curiosità:

- In Italia il film è uscito subito per il mercato dell’Home Video saltando la distribuzione nele sale cinematografiche.

- Da quando Jack Gramm riceve la telefonata che gli preannuncia 88 minuti di vita restanti fino al momento in cui scopriamo l’identità dell’assassino, passano realmente 88 minuti di film.

15.558 Comments : more...

Macabro (1958)

by Cabal on feb.08, 2010, under 1958, Thriller

Titolo Originale: Macabre

Regia: William Castle

Cast: William Prince, Jim Backus

Genere: Thriller

“Attenzione prego! Durante ogni momento di suspense, guardando un film emozionante come Macabro, la vita di ogni spettatore presente in questa sala sarà assicurata dalla Lloyd’s di Londra per 1000 dollari in caso di morte per spavento. In ogni caso non sarà assicurata la vita di chi morirà tra il pubblico commettendo suicidio.” – Voce fuori campo

Il Dottor Barrett (William Prince) gode di una cattiva reputazione in città a seguito della morte della cognata e della moglie, soprattutto ora che frequenta un’altra donna. La situazione è tesa nella sua vita e lo diverrà ancora di più quando riceverà una telefonata da un misterioso maniaco che ha rapito la sua bambina, Margie, e l’ha rinchiusa viva in una bara. Barrett inizia una disperata ricerca al cimitero per trovare la figlia prima che muoia senza ossigeno.

Decisamente inquietante la voce introduttiva fuori campo, pensata per intimorire il pubblico nelle sale ancora prima che il film stesso abbia inizio, prevedendo addirittura morti per spavento. Altro non era che una delle tante manovre di marketing che al tempo venivano pensate per pubblicizzare i film schockando gli spettatori ma che al giorno d’oggi ci fa piacevolmente sorridere. Grandi cose ci si aspettano da William Castle, considerando che fu aiuto regista di Orson Welles per La Signora di Shanghai, eppure in questo film non dà il meglio di sè. L’idea iniziale è interessante ma mal sviluppata, la regia rimane incastrata fra poche location per sviluppare la trama, oltretutto poco particolareggiate. Dignitoso il lavoro di luci, nelle scene al cimitero proviamo veramente qualche brivido, anche perchè si respira nell’aria un piacevole richiamo alle atmosfere dei film gotici. Gli attori fanno il loro mestiere ma la recitazione non è a un livello sufficiente a farci morire di paura come promesso. Per essere un prosperoso regista di B-Movie, Castle ha probabilmente realizzato il film nel miglior rapporto “budget-qualità”, ma ci piace di più ricordarlo per piccoli capolavori come I Tredici Spettri o La Casa dei Fantasmi. Gli appassionati di genere sapranno comunque apprezzarlo.

Curiosità:

Durante la sua prima uscita in sala, ai partecipanti fu distribuito un distintivo di piccole dimensioni con scritto: “Io non sono un pollo. Ho visto Macabro“. Fu distribuito anche il vero assegno della Lloyd’s di Londra per l’assicurazione in caso di morte durante la visione del film.

14.429 Comments more...