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Sexploitation

Un’ Ombra nell’ Ombra (1979)

by Cabal on apr.06, 2010, under 1979, Sexploitation, Thriller

Titolo Originale: Un’Ombra nell’Ombra

Regia: Pier Carpi

Cast: Carmen Russo, Lara Wendel, Irene Papas

Genere: Thriller, Erotico

“Il principio di tutto fu quella notte in cui ci sottomettemmo a Lui, il nostro Padrone, e cedemmo i nostri corpi e le nostre anime ai suoi voleri.” – Carlotta

Carlotta, Raffaella, Lena e Agata partecipano, molto giovani, ad un rituale satanico con lo scopo di evocare Lucifero e ottenere da lui poteri sovrumani. Il demonio si presenterà a loro ma solo per piegarle al suo volere e condannarle a una vita infelice. La maledizione colpirà anche le figlie delle quattro donne. Daria, la figlia di Carlotta, si rivelerà essere il nuovo portavoce di Lucifero e complotterà per soggiogare il mondo intero al volere del suo padrone.

Un’Ombra nell’Ombra è il secondo e ultimo lungometraggio diretto da Pier Carpi, che in precedenza aveva girato solo Povero Gesù. Spezzo una lancia a favore di questo regista che, nonostante sia poco preparato tecnicamente, esprime una certa dose di impegno e di talento in questa sua opera. Appassionato di esoterismo nella vita reale, Carpi scrive sul tema diversi libri e da uno di questi decide di trarre la sceneggiatura per il film in questione. Non trovando finanziamenti sufficienti mette il progetto in cantiere fino a quando l’enorme successo de L’Esorcista e di Omen – Il Presagio non scateneranno la nuova moda dei film a sfondo satanico. A questo punto si unisce al filone e riesce a realizzare il suo film, decisamente più povero di mezzi rispetto ai due capolavori appena citati ma piuttosto all’altezza di altre produzioni italiane dell’epoca. L’atmosfera è appropriata e le ambientazioni sono decisamente cupe, gran parte delle inquadrature è invasa dall’oscurità spezzata solo da punti luce distanti e fiochi. Scenografie con altari, candelabri, fiamme, simboli satanici ed esoterici fanno da contorno alle scene dei rituali che purtroppo non sono rese dagli attori con la dovuta serietà visto il tema trattato. Fa eccezione la giovanissima Lara Wendel, vera protagonista del film, che col suo sguardo tagliente e malvagio entra nella parte della figlia di Lucifero con impegno regalandoci alcuni birividi e surcalssando lo stesso Ezio Miani che interpreta, appunto, il signore del male. Purtroppo, escluse Daria e Carlotta, i vari personaggi di contorno sono poco approfonditi e questa scelta, unita ad alcune lacune nella sceneggiatura, contribuisce a far vacillare la trama abbassando l’attenzione dello spettatore. Essendo una produzione italiana degli anni settanta difficilmente poteva mancare l’elemento erotico, le scene di nudo sono un tentativo di rientrare nel filone sexploitation ma senza esagerare visto che, se non altro, sono inserite con un certo criterio e non completamente a caso. Accompagnato dall’elemento satanico l’erotismo acquista una sfumatura blasfema che aiuta il regista nel suo intento di farci entrare in un mondo in cui il male regna sovrano, al punto da spingere una madre a voler uccidere la figlia pur di liberarla dal demonio. Pregevole la scelta di accompagnare tutto il film con le musiche di Stelvio Cipriani che si avvicinano a certe composizioni nello stile usato dai Goblins per i film di Dario Argento. Per alcuni appassionati del genere questo film può rivelarsi una piacevole visione se non addirittura un cult, difficilmente verrà apprezzato da chi mastica in prevalenza cinema mainstream.

Curiosità:

Lara Wendel girò alcune scene di nudo che fecero molto scandalo dato che l’attrice all’epoca aveva solo 12 anni.

Irene Papas doveva girare una scena di nudo ma in quella scena non la si vede mai in viso e si suppone che abbia usato una controfigura.

Nella scena in cui Lucifero sgretola una parete e appare a Carlotta, che si trova assieme ad un uomo in un vicolo, i due attori sono sostituiti da due controfigure. Non sapendone l’esatto motivo si suppone che la scena sia stata girata in seguito.

Il film fu girato nel 1977 ma uscì solo nel 1979.

Esiste un’edizione belga in VHS del film in cui è presente una scena, della durata di 3 minuti e 14 secondi, tagliata in tutte le altre edizioni. Ecco la copertina:

Nella scena tagliata l’allora giovanissima Carmen Russo si avvicina ad un altare, si spoglia e vi si sdraia sopra circondata da altre donne che assistono al rituale tra cui Carlotta, Raffaella, Lena e Agata. Arriva Lucifero e quando sta per possederla e farla diventare la sua ennesima schiava le quattro donne sollevano le loro spade puntantole al viso del demonio che svanisce. Di seguito troverete alcune immagini di questa scena.


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Byleth – Il Demone dell’ Incesto (1972)

by Cabal on mar.14, 2010, under 1972, Sexploitation

Titolo Originale: Byleth, il demone dell’incesto

Regia: Leopoldo Savona

Cast: Mark Damon, Claudia Gravy

Genere: Exploitation (Sottogenere: Sexploitation)

“Byleth, io ti sfido! Spirito immondo, esci dai tuoi abissi!” – Lionello Shandwell

Il duca Lionello incontra nuovamente la sorella Barbara dopo un viaggio che l’ha tenuta lontana da casa per un anno. Lei lo mette al corrente del suo matrimonio con Giordano, un uomo di famiglia benestante, ma questa notizia sconvolge Lionello poichè il legame che unisce i due fratelli è un amore che sconfina nell’attrazione l’uno per l’altra. Nel frattempo alcune donne vengono uccise con un pugnale a tre lame, indizio che fa pensare ad un rituale legato al demone Byleth. La polizia indaga, e Lionello è tra i sospettati.

Fortunatamente la versione di Byleth – Il Demone dell’Incesto che ho potuto visionare è una edizione uncut. Dico “fortunatamente” perchè le scene tagliate, quelle erotiche tanto per intederci, sono importanti per avere un quadro completo di quello che questa produzione voleva essere. L’incipit è interessante: assistiamo subito all’omicidio di una giovane prostituta che alza immediatamente il livello della tensione, poi i titoli di apertura graficamente accattivanti che potrebbero essere degni dei migliori film gotici di un tempo e l’entrata in scena di Mark Damon, il conte Lionello, in abiti ottocenteschi e in sella ad un cavallo bianco. E’ quindi un ottimo inizio per questa produzione a budget decisamente contenuto se non fosse che, di lì a poco, il regista ci dimostrerà di avere scarsa capacità nel mantenere alta la qualità generale del film. Il montaggio infatti fatica a tenere insieme i pezzi di una sceneggiatura di per sè scarna, scritta dallo stesso Savona, tanto che a volte abbiamo l’impressione di esserci persi qualche scena, qualche battuta oppure di guardare un’edizione tagliata del film. La trama avanza in maniera frammentata e le inquadrature si soffermano troppo sul personaggio di Mark Damon (I Tre Volti della Paura, La Caduta della Casa Usher) che non può, con la sua sola interpretazione, riempire dei vuoti incolmabili. Erroneamente viene dato poco spazio al personaggio dell’assassino, figura che avrebbe donato maggiore tensione al film essendo la chiave del misterioso intrigo dietro alla serie di omicidi. Savona non sfrutta al meglio le carte che ha in mano e questo è un peccato perchè gli attori in fondo si impegnano mantenendo un certo livello di professionalità, le attrici esercitano il loro fascino egregiamente e il cast di contorno è composto da caratteristi che non sfigurano nelle loro parti. Anche i costumi sono ben realizzati e le scenografie delle scene “in interno” sono piuttosto curate ma non si può dire lo stesso delle musiche, decisamente caotiche e a volte fuori sincronia con alcune scene. Nel complesso il progetto sarebbe andato a buon fine se fosse stato messo nelle mani di Roger Corman o di Terence Fisher, anche perchè alcune scene ricordano le famose produzioni della Hammer Films. Savona purtroppo incentra tutto solo sul legame morboso dei due fratelli, svuotando la trama da ogni altra sfumatura interessante e trasformando il personaggio di Lionello in un semplice voyeur con pulsioni maniaco-depressive da usare come pretesto per inserire scene erotiche soft-core e nudi femminili in quantità. Il vero intento del regista non lo sapremo mai, forse ha voluto accodarsi al filone sexploitation per rendere il film commerciabile e guadagnarci qualcosa, ma di sicuro ha gettato via l’opportunità di creare un piccolo cult se solo avesse lavorato più profondamente sulla sceneggiatura perchè nemmeno negli anni settanta bastavano due donne svestite e un pò di sangue per dire di aver girato un buon film. Vale la pena guardarlo se si apprezzano le atmosfere dei film inglesi della Hammmer a cui Byleth – Il Demone dell’Incesto fa leggermente il verso. Sconsigliato a chi non ama i film dal ritmo lento.

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