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Documentary

Videocracy (2009)

by Cabal on feb.24, 2010, under 2009, Documentary

Titolo Originale: Videocracy (Letteralmente: Videocrazia)

Regia: Erik Gandini

Genere: Documentario

“Videocracy è un film horror che penetra, con gli strumenti potenti del cinema, le tenebre dietro il luccicante mondo della televisione.”

Le parole che avete appena letto sono riportate sul retro del DVD edito dalla Fandango Home Entertainment in collaborazione con Cecchi Gori Home Video, parole di cui non so l’autore. Le riporto in quanto se proviamo a distaccarci mentalmente dal presupposto di cui sopra, ovvero che Videocracy è un film horror, quello che rimane è un oblio visivo senza alcun senso. Un film-documentario solitamente non si sviluppa seguendo una trama perciò vi dirò ciò che vediamo quando ci apprestiamo a guardare Videocracy: vediamo riprese che immortalano personaggi dello spettacolo italiani, alternati a spezzoni di programmi televisivi. L’intento non è ben chiaro ma sembra che il regista voglia farci capire quanto sia inutile sognare di diventare una star e quanto il mondo dello spettacolo viva sulle spalle degli spettatori.

Premetto che a molti il film è piaciuto e ne hanno tratto conclusioni e sensazioni positive ma io non sono tra questi. Durante la visione mi sono affidato a due elementi portanti: le immagini che ho visto e i messaggi che da queste ho percepito. HO VISTO: Uno spezzone di “Spogliamoci Insieme”, un programma televisivo degli anni settanta incentrato su spogliarelli femminili. La voce fuori campo del regista dice “Le lamentele arrivarono dalle fabbriche della zona, gli operai stavano svegli fino a tardi per vedere il programma e al mattino erano troppo stanchi per lavorare.”. HO PERCEPITO:  La classe operaia, più di ogni altra, è suscettibile al fascino del corpo femminile e pur di vedere una donna nuda, non importa se sposati o meno o con figli o senza, gli operai fanno le ore piccole e rischiano il posto di lavoro in maniera del tutto irresponsabile e immatura. Di altre classi sociali non viene fatta menzione e non ne capisco il motivo, forse che gli avvocati, i dottori, i liberi professionisti o i registi sono immuni alla femminilità? O sono invece così pieni di donne che non hanno bisogno di guardarle anche in televisione come gli operai? La frase del Gandini direi che in ogni caso è fuori luogo. HO VISTO: Un ragazzo operaio (questa fissazione per gli operai è davvero inspiegabile…) che si allena a praticare il karate e a cantare per poter sostenere dei provini televisivi, nella speranza di partecipare a qualche show e diventare famoso. Il ragazzo ci dice: “Perchè tu, quando sei in televisione, è come se sei dieci gradini in più degli altri. Tu vedi una ragazza e lei ti dice “Cosa fai?” e tu “Faccio l’operaio e tutto il giorno sto sul tornio” e ovviamente dopo loro cosa fanno? “Ah…ok…ciao”.” HO PERCEPITO: Nonostante siano passati trent’anni da “Spogliamoci Insieme” la classe operaia, qui rappresentata dal ragazzo che addirittura si vergona di farne parte, sembra non essersi evoluta e gli operai hanno come unico scopo nella vita quello di conquistare una o più donne, le quali puntualmente li rifiutano perchè non sono ricchi e famosi (che bel dipinto della donna italiana!). Personalmente sono del parere che se non ci fossero gli operai il Paese sarebbe paralizzato, mentre senza la televisione non succederebbe nulla. Inoltre in Italia ci sono milioni di coppie fidanzate e milioni di coppie sposate e non siamo tutti ricchi e famosi, come si spiega? Il regista pretende di fornirci uno spaccato dell’italiano medio nell’epoca della televisione-spazzatura ma non intervista nessuno per strada, non si butta in mezzo alla gente di tutti i giorni per parlare con loro o quantomeno per capire quale sia davvero il pensiero che accomuna la media degli italiani. Incentra tutto su questo ragazzo (possiamo dire attore?) che sembra dire quello che si vuole che lui dica, ovvero che tutti viviamo per andare in TV come lui. Nella realtà non è così. C’è anche chi vive per la famiglia, per i valori, per fare volontariato, per fare carriera sul lavoro, per godersi la vita viaggiando, per crearsi hobby e così via. Gandini questi aspetti li ha completamente omessi e questo non gli fa (e soprattutto non ci fa) onore. HO VISTO: Un palco su cui si esibiscono diverse ragazze durante un casting televisivo per diventare “veline”. La voce dice: “Per migliaia di ragazze diventare una velina rappresenta un’occasione unica per realizzare i propri sogni.” HO PERCEPITO: Migliaia di italiane hanno come sogno quello di lavorare poco e avere molti soldi e sono disposte a diversi “compromessi” pur di realizzarlo. La frase del Gandini è di un’ovvietà paralizzante, dice tutto e niente allo stesso tempo, come se fosse stupito dal desiderio altrui di libertà economica, desiderio più che capibile. Anche qui non si sofferma a parlare con le ragazze, magari scambiando battute di approfondimento con loro per farci vedere che ragionano con la propria testa e non sono delle oche. Si limita solo a riprenderle durante la selezione curandosi però di incorporare, sullo sfondo dell’inquadratura, un televisore che proietta immagini di calciatori. Questa inquadratura mi trasmette una disgustosa percezione, pare che queste ragazze vengano riunite come fossero un gregge di pecore e allevate apposta per essere date in offerta. Nonostante sia un’ottima scelta registica per inviare una sottile critica al criterio di vita maschista della società televisiva, come possiamo pensare che la critica sia sincera se lo stesso Gandini evita accuratamente di intervistare anche solo una delle ragazze ma con dovizia di primi piani ne inquadra i fondoschiena? Non tutte le veline sposano calciatori e se li sposano non è detto che lo facciano solo per interessi economici e se lo fanno per interessi economici non sta a noi giudicarle, visto che ricchi e liberi dal lavoro vorremmo esserlo in molti. HO VISTO: Alcuni turisti che scattano foto a personaggi del mondo dello spettacolo. Il Gandini nuovamente ci illumina sui comportamenti dell’italiano dicendo: “La Costa Smeralda è un sito di pellegrinaggio, i visitatori si trovano negli spazi pubblici sperando di incontrare gente della televisione. Tutti sono impegnati a scattare fotografie, è il massimo che possono ottenere da una visita in Costa Smeralda, il massimo a cui possono avvicinarsi.” HO PERCEPITO: Sembra che per gli italiani le star televisive siano oggetto di sacralità, considerato che “luogo di pellegrinaggio” è come solitamente si definisce un luogo di culto spesso associato alla religione. Mi pare eccessivo insinuare un simile paragone. Le persone che scattano fotografie possono farlo per svariati motivi: per curiosità, perchè ormai sono lì e vogliono un ricordo, perchè sono giornalisti e devono scrivere un articolo, per mettere le foto sul loro blog o sito personale e poi commentarle con gli amici e via dicendo. A mio parere la gente in Sardegna ci va per il mare e per le spiagge e non per toccare Lele Mora e compagni. Sicuramente ci sono anche i fans ma faccio fatica a credere che siano così tanti da poter rappresentare l’italiano medio. Tutte queste considerazioni vengono omesse dal regista così come molte altre.

In conlcusione sarebbe troppo lungo citare tutti i passaggi e quelli successivi sono ancora più insensati. La visione di questo film mi ha provocato diverse emozioni, tutte negative: disgusto, odio, invidia e pena oltre che noia. Sono rimasto profondamente offeso dalla semplicità con cui Gandini dipinge l’italiano utilizzando “gli strumenti potenti del cinema”. La voce narrante, peraltro terribilmente piatta, non dice nulla che non sapessimo già ma lo dice molto furbescamente, senza sbilanciarsi mai in commenti troppo azzardati e sovrapponendosi alle immagini in modo tale da creare nelle nostre menti associazioni che, se prese senza il giusto spirito critico, risultano ingannevoli e assolutistiche. Videocracy è un continuo fare di tutta un’erba un fascio giocando con le sporche regole del gossip, un continuo lanciare il sasso e nascondere la mano. Mi chiedo che senso abbia accusare la “TV-spazzatura” di mettere sempre in mostra donne svestite e poi riempire il proprio film con le stesse immagini, andando anche oltre considerato che qui si vede addirittura un nudo integrale di uomo. L’impressione è che il regista abbia riproposto esattamente lo schema della Tv che egli critica, senza mai darci una visione aperta, senza mai condurci a una conclusione o accompagnarci con un pensiero degno di essere chiamato tale e soprattutto senza mai parlare davvero con noi italiani, criticati ma completamente tagliati fuori da questo blando esercizio di marketing. Chi guadagna da tutto ciò? Sicuramente i personaggi intervistati, perchè alla fine nel bene o nel male l’importante è che si parli di loro. Sicuramente il regista, che è riuscito ad associare il proprio nome a personaggi famosi divenendo egli stesso famoso (sotto questa ottica tutto incomincia ad acquisire un senso…). E noi cosa abbiamo guadagnato? L’ennesimo esempio di “Tele-Spazzatura”. Lascio aperto uno spiraglio nella speranza di avere mal interpretato il fine ultimo del film. E dire che basterebbe un piccolo gesto da parte nostra per togliere a questi signori tutto ciò che hanno: spegnere la TV.

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