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2008

Hancock (2008)

by Cabal on apr.27, 2010, under 2008, Azione

Regia: Peter Berg

Cast: Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman

Genere: Azione

“Dannazione, sei un supereroe, la gente dovrebbe amarti!” – Ray Embrey

Hancock è un ragazzo di colore che vive come uno squattrinato nei sobborghi di Los Angeles, passando le sue giornate ubriacandosi col whisky e aiutando la polizia nella lotta contro la criminalità. Si, perchè Hancock è anche dotato di poteri sovrumani che lo rendono immortale e fortissimo e grazie a questi riesce sempre a catturare i delinquenti che ogni giorno turbano la quiete pubblica della città. Nonostante tutto la gente non lo considera un supereroe per via del suo carattere scontroso e arrogante. La sua vita cambierà quando incontrerà Ray Embrey, un addetto alle pubbliche relazioni che riuscirà a stravolgere la sua immagine negativa trasformandolo in un eroe. Questa rinascita porterà con sè anche nuovi problemi, svelando un passato di cui nemmeno Hancock era a conoscenza.

Quando vidi i primi trailer di Hancock pensai che fosse l’ennesimo adattamento cinematografico di qualche supereroe dei fumetti, invece l’idea del personaggio è nata dalla mente di Vincent Ngo che scrisse la prima sceneggiatura nel lontano 1996. Questa bozza girovagò per gli studi delle case di produzione di Hollywood per ben dieci anni fino a quando la Columbia Pictures non si decise a prendere in mano le redini del progetto. Inizialmente il film avrebbe dovuto intitolarsi “Tonight he comes” (Letteralmente: “Stanotte egli arriva“) e per il personaggio principale si presero in cosiderazione attori come George Clooney, Ben Affleck e Leonardo DiCaprio ma infine fu scelto Will Smith e devo dire che la scelta è stata positiva perchè il film è a tratti comico e Smith è un attore capace anche di farci sorridere. Mettendo da parte le aspettative che si potrebbero avere da un “vero” film di supereroi possiamo apprezzare la pellicola di Peter Berg come un tentativo originale di proporre una variazione sul tema. Hancock ha dei superpoteri ma non si considera un eroe e nemmeno la gente lo considera tale. E’ rozzo, incapace di intrattenere rapporti sociali, volgare, scanzonato e persino ubriacone ma non gli riesce di fregarsene delle ingiustizie che colpiscono i più deboli e ogni giorno cerca di essere d’aiuto per qualcuno. Infine è molto solo. Questa è la vera maledizione di Hancock, quando si innamora perde i suoi poteri. La trama di fondo è molto drammatica ma Berg sceglie la via del film mainstream e non si sofferma su questo aspetto che avrebbe reso il personaggio ancora più umano e più vicino al pubblico. Purtroppo la strategia di far legare emotivamente gli spettatori al personaggio principale, usata da molti sceneggiatori in passato, è andata scemando progressivamente dagli anni novanta in poi per lasciare spazio al “culto dell’estetica” e ad oggi vi sono pochissime interpretazioni che riescono veramente a cogliere nel segno. Queste considerazioni tolgono poco al film perchè si tratta pur sempre di un film d’azione e come tale lo prendiamo, con una punta di rammarico per ciò che si sarebbe potuto fare ma non si è fatto. La storia, dopo una buona metà introduttiva, prende una svolta inaspettata e tutte le emozioni legate ai personaggi principali si fanno da parte per lasciare spazio a scontri titanici tra Hancock e una sua antica rivale potente quanto lui. Queste scene sono molto ben realizzate ma durano troppo poco e la tensione cala drasticamente lasciando il film quasi privo di contenuti proprio sul finale. Will Smith è molto a suo agio nella parte, tanto che spesso i suoi atteggiamenti ci sembrano naturali e recitati senza fatica. Charlize Theron, al contrario, è piuttosto anonima e avrebbe potuto cedere la sua parte a una vasta schiera di attrici ben più preparate e più caratteriste. Molto bravo Jason Bateman, il suo personaggio è importante perchè rappresenta la speranza e la tenacia nel voler credere in un possibile futuro migliore, governato dalla pace. La regia si avvale molto della steadycam (la telecamera montata sulle spalle del cameraman) risultando nervosa e leggermente disordinata, si nota come questa scelta sia stata fatta apposta per avvicinarsi a quello che è il carattere di Hancock che in una frase memorabile dichiara: “Mi chiamo John Hancock, bevo e… m’incazzo!“. Ottimi gli effetti speciali, ben dosati e ben fusi con le scene. In conclusione è un film che avrebbe potuto essere molto più particolare se si fosse approfondito maggiormente il personaggio principale, nel complesso risulta comunque gradevole e alterna saggiamente azione e comicità per farci trascorrere quasi due ore in leggerezza. Il finale lascia aperta la possibilità di un secondo capitolo, speriamo più divertente e speriamo anche un pò più serio perchè Hancock, di sicuro, non è un eroe per bambini.

Curiosità:

Il titolo originale doveva essere “Tonight he comes“. In seguito fu cambiato in “John Hancock” ma alla fine si scelse semplicemente “Hancock“.

Il simbolo dell’aquila sul costume di Hancock dovrebbe identificarlo con la figura del dio greco Zeus.

Charlize Theron e Jason Bateman nel film sono marito e moglie. Anche nella terza stagione del telefilm “Arrested Development” gli stessi attori interpretavano una coppia sposata.

Peter Berg appare in un cameo: è uno dei dottori che tenta di rianimare Mary all’ospedale.

La sceneggiatura originale era molto più seria e orientata verso un pubblico adulto. Oltre che essere un senzatetto, Hancock doveva essere anche frustrato sessualmente in quanto i suoi poteri non gli permettevano di avere rapporti con delle ragazze senza ucciderle per la troppa forza “sprigionata”.


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X Files – Voglio Crederci (2008)

by Cabal on mar.21, 2010, under 2008, Thriller

Titolo Originale: X Files – I Want to Believe (Letteralmente: Voglio Credere)

Regia: Chris Carter

Cast: Gillian Anderson, David Duchovny, Mitch Pileggi

Genere: Thriller, Horror

“Lei crede in queste cose?” – “Diciamo che voglio crederci.” - Padre Joe e Fox Mulder

La dottoressa Dana Scully viene contattata dall’agente Mosley Drummy per ritrovare Fox Mulder, ex responsabile della sezione “X-Files” dell’FBI, considerato l’unico in grado di collaborare alle indagini riguardo a misteriose sparizioni di alcune donne. Lei si reca dall’ex collega e lo mette al corrente dei fatti. Mulder comincia ad indagare assieme agli agenti ma quando capirà cosa si cela dietro ai rapimenti avrà bisogno dell’aiuto di Scully e di Padre Joe, un medium capace di vedere avvenimenti passati. Insieme scopriranno un agghiacciante segreto.

Voglio Crederci è il secondo lungometraggio tratto dalla famosa serie The X-Files e le vicende qui narrate si collocano temporalmente dopo l’ultima stagione del telefilm. A dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare non siamo di fronte ad un film fantascientifico ma ad un thriller con venature horror la cui trama si interseca di poco con quella della serie, tanto da rendere Voglio Crederci un film che avrebbe avuto più ragione di esistere se fosse stato pensato come produzione indipendente, levandogli così il peso di dover essere all’altezza con quello che i fans di X-Files si sarebbero aspettati. Dopo sei anni di silenzio dall’ultimo episodio sono rimasti aperti molti interrogativi riguardo ai personaggi e alle vicende della serie televisiva ma qui non troveremo le risposte. Chris Carter, sceneggiatore e regista, non ha voluto dirigere questo lungometraggio per portare avanti le sue idee fantascientifiche ma per dare più risalto al rapporto tra Scully e Mulder. Le doti medianiche di Padre Joe sono infatti l’unico elemento soprannaturale del film. La trama procede con lentezza per circa metà del tempo, accompagnata da un banale ripetersi di situazioni e di dialoghi poco interessanti. Tentando di concentrare l’attenzione sui caratteri dei personaggi principali l’originaltà viene a mancare, in quanto David Duchovny è sempre uguale a sè stesso e Gillian Anderson, pur essendo un’ottima attrice, non riesce a reggere da sola tutto il peso di un film che ha pochi punti di forza. Nessuna interpretazione di spicco tra gli attori secondari. Carter non si è espresso al meglio ma resta comunque uno sceneggiatore molto preparato e sul finale rialza il tono, accelerando il ritmo del montaggio e caricando la tensione. Quando scopriamo il macabro destino che era in serbo per le donne rapite l’atmosfera sconfina nell’horror e questo è un bene, se non altro perchè possiamo provare qualche brivido che spezza finalmente la noia generale. Il film finisce per essere un viaggio attraverso sofferenze fisiche e interiori, attraversato da un sottile velo psichedelico e morboso che si sposa bene col gelo dei paesaggi innevati che fanno da sfondo al susseguirsi di eventi. La realtà attorno a Scully è fredda e quasi paralizzata come a rappresentare la sua anima, ormai privata di ogni forza combattiva da un passato e da un futuro opprimenti e apparentemente immutabili. L’amore che la lega a Mulder sarà l’unica energia che li porterà in salvo. Nel complesso il film si lascia apprezzare se non si hanno troppe pretese ed è tecnicamente ben realizzato dal team della Ten Thirteen Productions, la casa di produzione che curò con egregia professionalità tutti gli episodi televisivi. Il collegamento con la serie X-Files ha avuto un effetto positivo solo al momento del lancio attirando l’attenzione di milioni di fans per poi rivelarsi un flop al botteghino. Chris Carter ha dichiarato che non è da escludersi un terzo lungometraggio basato nuovamente sul tema dell’invasione aliena.

Curiosità:

Nella scena in cui Mulder chiama Scully al cellulare, sul display si leggono due nomi: Bowman e Gilligan. Rob Bowman è il regista del primo film e di molti episodi di X-Files mentre Vince Gilligan è stato scrittore e produttore della serie.

Il film è dedicato a Randy Stone, l’agente di casting che scelse gli attori per l’episodio pilota della serie TV. Morì nel 2007.

Nella scena in cui Scully e Mulder sono sdraiati sul letto insieme, Scully ha in mano il libro “Beautiful WASPs Having Sex” scritto da Dori Carter, la moglie di Chris Carter.

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Martyrs (2008)

by Cabal on feb.12, 2010, under 2008, Horror

Titolo Originale: Martyrs (Letteralmente: Martiri)

Regia: Pascal Laugier

Cast: Moriana Alaoui, Milène Jampanoi, Isabelle Chasse

Genere: Horror (Sottogenere: Torture Porn)

“E’ facile creare una vittima. Il mondo come lo conosciamo è pieno di vittime. I martiri sono eccezionalmente rari.”- Mademoiselle

Anna e Lucie sono due ragazze che hanno subìto un trauma da bambine. Lucie è in cerca di vendetta nei confronti di coloro che l’hanno rapita e hanno usato violenza su di lei, Anna la comprende perchè anche lei ha vissuto una storia di abusi sessuali. Giunte nei pressi di una casa isolata, Lucie entra furiosa e uccide la famiglia che vi abita e che lei ritiene responsabile di quanto le è accaduto, ma questo non serve a cancellare dalla sua mente le visioni di una donna mostruosa che la perseguita. In quella casa Anna scova un passaggio che porta a uno scantinato, utilizzato dall’organizzazione di rapitori per nascondere giovani donne e fare esperimenti su di loro. Fuggire non sarà facile…

Ho aperto questo blog perchè sono un appassionato di cinema ed un collezionista di film. Di pellicole ne ho viste circa 6000 di cui 3000 fanno parte della mia collezione, ma pochi, davvero pochi mi hanno disturbato come Martyrs. All’inizio la storia di Lucie e delle sue visioni è l’elemento portante della trama, la donna-mostro è sicuramente appartenente a un mondo illusorio da cui Lucie, però, resta sempre ferita realmente. Ci viene il dubbio, per non dire la speranza, che Laugier abbia intrapreso la via di un film gore-spettrale come pretesto per approfondire psicologicamente il personaggio, soffriamo con lei e anche noi vorremmo aiutarla ma il demone è nella sua testa e solo lei può sconfiggerlo. Abusi e violenze passate che un minore non dimentica e che segnano la sua mente e il suo cuore per il resto della sua vita, immergendolo in un dolore mille volte più grande di lui. Pregevole intento, quello del regista, di rappresentare visivamente i demoni della mente attraverso il tema estremamente delicato dell’autolesionismo (problema reale di molti giovani con una vita difficile) ma proprio quando vogliamo analizzarlo sotto questo aspetto il film prende una svolta e l’attenzione si rivolge ad Anna. Restiamo confusi, decisamente delusi, ma non possiamo smettere di guardare. Intrappolata nel covo dei rapitori è costretta a sopportare tutto quello che fecero a Lucie. Giunti alla fine ci pentiremo di non aver chiuso gli occhi, perchè il destino di Anna è ancora peggiore di quello dell’amica. Per tutto il film la palette di colori è gelida, avvertiamo sempre una sensazione di freddo. Il freddo della morte che lentamente penetra in Anna riesce a varcare i confini dello schermo ed entrare in noi, ponendo il seme di una pena che crescerà fino a nausearci. Già da bambine Anna e Lucie erano schiave e ancora lo sono da grandi, schiave dell’odio e del tormento. Nessuna delle due può combattere contro un sistema studiato per non lasciare scampo, neppure per chi riesce a fuggire da esso. Soffrire e ancora soffrire, fino a morire o accettare la sofferenza come stato immutabile della vita. E dopo? Cosa ci aspetta dopo, felicità o oblìo? Viene quasi da chiedersi se il fine ultimo di Laugier non fosse stato quello di fare delle due ragazze dei simboli dell’uomo moderno, circondato da milioni di mondi e realtà che in egual modo lo rendono schiavo, tema trattato in molte pellicole a partire da Metropolis fino a Fight Club. Alcune cadute di stile ci sono: la violenza sembra studiata con l’intento di disturbare a tutti i costi lo spettatore e le vittime sono sempre delle belle e giovani donne, ormai simbolo stereotipato, soprattutto nel genere horror, della creatura indifesa e vulnerabile. Non si capisce poi perchè Lucie, dopo essere riuscita a fuggire, invece di far arrestare i torturatori dalla polizia decide di ucciderli con le sue mani diversi anni dopo e per di più aiutata solo da un’amica. Il finale è scontato perchè la pretesa di partenza è troppo grande: sapere cosa c’è dopo la morte. Sarebbe stato più saggio incentrare il tema sulla difficoltà di vincere le proprie paure e tutto avrebbe avuto un risvolto più apprezzabile, lasciandoci meno un senso di amaro in bocca. In conclusione la prima metà del film promette davvero grandi cose, il resto subisce un grave calo di stile. Consigliato solo a stomaci forti perchè, tra gli alti e i bassi, di violenza se ne vede tanta.

Curiosità:

Nel precedente film di Pascal Laugier, Saint Ange, il personaggio principale è una ragazza di nome Anna Jurin. In Martyrs Anna è il nome di una delle due ragazze mentre l’altra si chiama Lucie Jurin.

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