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1979

I Guerrieri della Notte (1979)

by Cabal on apr.18, 2010, under 1979, Azione, Thriller

Titolo Originale: The Warriors (Letteralmente: I Guerrieri)

Regia: Walter Hill

Cast: Michael Beck, David Patrick Kelly, Deborah Van Valkenburgh

“Ci siamo battuti un’intera notte per tornare in questa fogna.” – Swan

Cyrus, capobanda della gang più importante di New York conosciuta col nome di “Riffs”, indice una tregua in tutta la città e invita i membri delle altre bande a partecipare ad un raduno. Questi si riuniscono e Cyrus tiene un discorso molto acceso in cui propone una grande alleanza per conquistare la città. Improvvisamente un proiettile lo colpisce al petto ed egli muore sotto gli occhi di tutti. La banda dei “Guerrieri” viene accusata di essere coinvolta nell’omicidio e i suoi membri sono costretti a scappare. La strada da percorrere per tornare nel loro quartiere si trasformerà in una lotta estenuante perchè tutte le bande sono sulle loro tracce con l’unico scopo di ucciderli e vendicare Cyrus.

Sull’onda delle rivoluzioni giovanili post ‘68, il regista Walter Hill viene colto da un lampo di genio sensazionale. Decide di girare un adattamento cinematografico del libro di Sol Yurick, “The Warriors“, modificandone alcuni aspetti considerato che erano passati ben 14 anni dalla prima edizione del libro, datata 1965. La trama di fondo rimane pressocchè invariata e si ispira a sua volta all’opera “Anabasi” dello storico Senofonte. In quest’ultima si narra di come diecimila mercenari ellenici, radunati dal comandante Ciro Il Giovane con lo scopo di conquistare la Persia, si ritrovarono in battaglia senza più il loro capo e dovettero ritirarsi marciando fra mille pericoli e trappole per tornare nella loro patria. Nel film I Guerrieri della Notte si respira a pieni polmoni l’atmosfera giovanile di ribellione alla società, che sfogò tutta la propria rabbia repressa nei movimenti culturali e soprattutto musicali degli imminenti “anni ‘80″. I giovani si riuniscono in bande, pressocchè tutte di fascia sociale molto povera o emarginata, soprattutto per darsi un’identità e per aiutarsi nel difficile compito di sopravvivere in quelle metropoli che sempre più dividono il popolo per schiavizzarlo. Vincere questa battaglia, rompere gli schemi e liberarsi dall’oppressione dei potenti è impossibile se non si uniscono le forze in uno scopo comune, mettendo da parte le piccole e poco importanti incomprensioni. Questo è il messaggio che voleva dare Cyrus al suo popolo prima che la caotica follia di un singolo individuo ponesse fine alla sua vita, spegnendo così ogni barlume di luce per il futuro. Nel film la ribellione viene stroncata da Luther, un personaggio senza scopi precisi, che alla domanda “Perchè lo hai fatto?” risponderebbe tranquillamente “Perchè potevo!”. Nella realtà invece è diverso, ad impedire agli uomini di modificare il proprio stato di schiavitù ci pensano le spie, i traditori e i corrotti, che giustificano le loro azioni riprovevoli con l’ossessivo culto della divinizzazione del proprio “Io”, al di sopra del quale non esiste nulla e in nome del quale essi sono disposti a distruggere ogni accenno di vita e di civiltà. Lo stesso triste tema fu toccato anche da Bryan Yuzna nel suo Society-The Horror. Tornando al film di Hill, tecnicamente non è impeccabile ma sprigiona personalità da ogni inquadratura. Le luci poco curate e i colori sporchi ci fanno entrare ancora più a fondo nelle buie e marce strade della metropili. Le musiche, rigorosamente composte con sintetizzatori, evidenziano le scene affidandosi a suoni distorti ed effettati più che a vere e proprie melodie. I costumi delle bande sono davvero caratteristici e gli attori sono scelti al meglio, in particolare i due protagonisti della pellicola: Michael Beck nella parte di Swan, capobanda dei Guerrieri, e David Patrick Kelly in quella di Luther, leader dei Rogues. Quest’ultimo entrerà nella leggenda per la sua frase: “Guerrieri…giochiamo a fare la guerra?” urlata nella scena della resa dei conti finale. La tensione è costante per tutto il film, sostenuta anche dalla geniale idea della voce alla radio che narra degli scontri tra le bande che avvengono durante la notte. Si avverte per tutto il film un mix esplosivo di crudezza, virilità, libertà, sensualità ed energia ribelle e da questo mix è impossibile non venire travolti. I Guerrieri della Notte è diventato negli anni un vero e proprio film Cult e il consiglio rimane uno solo: da vedere assolutamente!

Curiosità:

Il nome del capobanda dei Riffs, Cyrus, è stato scelto proprio per ricordare il personaggio storico Ciro il Giovane.

Nella prima stesura della sceneggiatura il personaggio di Vermin doveva essere ucciso da una ragazza della banda delle Lizzies.

Nella scena del raduno furono chiamate 1000 comparse.

La scena del combattimento tra i Guerrieri e i Punks nei bagni della metropolitana è l’unica scena del film girata in uno studio e non per strada.

I camion della troupe e tutte le loro attrezzature furono protette da atti di vandalismo da una vera banda della zona, pagata 500 dollari al giorno e chiamata “The Mongrels”.

Il film avrebbe dovuto intitolarsi “Strade di Fuoco” ma poi l’idea fu messa da parte e riutilizzata da Walter Hill per un altro suo film.

La famosa frase “Guerrieri…giochiamo a fare la guerra?” pronunciata da David Patrick Kelly fu, secondo una sua stessa dichiarazione, improvvisata sul momento e non facente parte della sceneggiatura originale.

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Interceptor (1979)

by Cabal on apr.13, 2010, under 1979, Apocalittico, Azione, Thriller

Titolo Originale: Mad Max (Letteralmente: Max il pazzo)

Regia: George Miller

Cast: Mel Gibson, Steve Bisley, Joanne Samuel

Genere: Thriller (Sottogenere: Post Atomico)

“Quella non è un’auto, è un aereo che vola rasoterra!” – Jim Goose

Siamo in un futuro in cui la civiltà è ritornata ad essere governata dalla violenza e dalla barbarie e gli uomini si uccidono per accaparrarsi le ultime taniche di benzina. Max Rockatanksy è un poliziotto della squadra Main Force Patrol, detta anche MFP. Uno psicopatico di nome Nightrider sfida la polizia ma la sua folle corsa in auto finisce quando incontra Max che lo sperona facendolo uscire mortalmente di strada. Quando scopre di essere ricercato dalla banda di criminali che vogliono vendicare il loro amico, Max dà le dimissioni perchè teme per la sua famiglia. Fuggire non servirà a niente. La moglie Jessie ed il figlioletto perderanno la vita e Max indosserà nuovamente la divisa da poliziotto cercando disperatamente giustizia.

Interceptor è a tutt’oggi uno dei film cult del genere Post-atomico, e con esso anche i due seguiti Interceptor – Il Guerriero della Strada e Mad Max – Oltre la Sfera del Tuono. Il regista non si aspettava ciò che sarebbe successo in seguito: girato con un budget di soli 350.000 dollari ne incassò oltre 100 milioni in tutto il mondo! I motivi di un tale successo vanno ricercati nell’originalità assoluta dell’ambientazione e dei personaggi. Le location scelte per le riprese sono vaste pianure australiane nei pressi di Melbourne, caratteristiche in quanto estremamente aride e polverose. Il sole che batte su queste steppe fa sembrare l’aria irrespirabile e malata, velenosa e sporca come i teppisti che si aggirano per quelle zone sulle loro motociclette. Non si fa mai riferimento a guerre nucleari nella sceneggiatura, eppure il film sembra ambientato qualche anno dopo l’esplosione di una bomba atomica che ha raso al suolo ogni costruzione ed ogni barlume di civiltà. Rimangono solo la violenza dei criminali che non mostrano alcuna pietà per nessuno ed il coraggio dei poliziotti che ancora combattono per un mondo migliore. Per rendere al meglio la durezza di questo eterno conflitto viene svolto un ottimo lavoro durante la fase di selezione del cast. Gli attori che interpretano i teppisti hanno dei volti da veri pazzi, molti di loro sono così magri e ossuti che sembrano delle iene pronte a mangiare i cadaveri delle loro prede. Hugh Keays-Byrne, nella parte di Toecutter, si è ispirato addirittura alla figura di Genghis Khan per rendere unica la sua recitazione e l’effetto è davvero notevole. Anche i costumi sono particolari, cuciti alla buona con stracci e pezzi di ferro come avrebbe fatto veramente chi fosse cresciuto in un mondo desolato e povero come quello. Poi ci sono i poliziotti, vestiti in pelle nera di tutto punto per dare l’impressione di durezza e forza, elementi necessari ad infondere coraggio e speranza nei cittadini che desiderano protezione. I volti degli attori che li interpretano si addicono al ruolo; Mel Gibson è quasi angelico nel pieno della sua giovinezza, Steve Bisley e Roger Ward sono duri e simpatici allo stesso tempo. Ed infine ecco un altro elemento che è entrato nella leggenda della cinematografia: la famosa V8 Interceptor, l’auto usata da Max per vendicarsi. Caratteristica principale di quest’auto è il compressore volumetrico montato sopra al motore che le permette di raggiungere la potenza di 600 cavalli, “un aereo che vola resoterra”. L’insieme di tutti questi accorgimenti ed una trama che si snoda attorno al primordiale istinto di vendetta hanno fatto di Interceptor un intramontabile cult, che acquista sempre più fascino col passare del tempo. La domanda che ci pone il regista è forse questa: che prezzo siamo disposti a pagare per seguire gli ideali di giustizia? Max abbandona l’uniforme perchè non è disposto a mettere in pericolo la sua famiglia, ma appena perde il coraggio di combattere la peggiore delle sciagure si avventa su di lui facendolo precipitare nel dolore e nella follia. La risposta è chiara: chi sceglie di essere guerriero deve essere pronto a tutto per difendere il proprio ideale e non deve permettere che la codardìa prenda il sopravvento. Da vedere assolutamente perchè ad un Cult non si dice mai di no!

Curiosità:

Interceptor è il film che ha lanciato Mel Gibson nel mondo delle star hollywoodiane eppure è stato preso nel cast per puro caso. Doveva solo accompagnare ai provini un amico. La sera prima aveva partecipato ad una rissa in un bar e aveva il volto tumefatto, il responsabile della selezione lo vide e gli disse di tornare perchè avrebbero avuto bisogno di attori, per così dire, “malandati”. Così Mel Gibson tornò e gli diedero una parte da recitare come provino. Fortunatamente fu poi selezionato.

I primi trailer del film proiettati negli Stati Uniti non menzionavano la presenza di Mel Gibson nel cast in quanto era un attore conosciuto solo in Australia.

L’auto V8 Interceptor fu costruita sulla base di una Ford Falcon XB GT Coupé.

La motocicletta di Jim Goose è una Kawasaki Z1000 del 1977.

Alcune frasi dette da Nightrider durante la scena dell’inseguimento sono tratte dal testo della canzone “Rocker” del gruppo hard rock AC/DC.

Esiste un videogioco intitolato Mad Max ed uno intitolato Fallout che hanno un’ambientazione simile a quella del film, così come il manga a fumetti Ken Il Guerriero del 1983.

!!!!! – Attenzione piccolo Spoiler:

Nella scena finale Max cattura un motociclista della banda e gli ammanetta una caviglia ad un’auto. Poi gli lancia una sega da ferro e gli dice che se vuole salvarsi la vita prima che l’auto esploda può segarsi il piede e liberarsi. Questa idea ricorda veramente molto il film Saw – L’Enigmista del 2004.

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Un’ Ombra nell’ Ombra (1979)

by Cabal on apr.06, 2010, under 1979, Sexploitation, Thriller

Titolo Originale: Un’Ombra nell’Ombra

Regia: Pier Carpi

Cast: Carmen Russo, Lara Wendel, Irene Papas

Genere: Thriller, Erotico

“Il principio di tutto fu quella notte in cui ci sottomettemmo a Lui, il nostro Padrone, e cedemmo i nostri corpi e le nostre anime ai suoi voleri.” – Carlotta

Carlotta, Raffaella, Lena e Agata partecipano, molto giovani, ad un rituale satanico con lo scopo di evocare Lucifero e ottenere da lui poteri sovrumani. Il demonio si presenterà a loro ma solo per piegarle al suo volere e condannarle a una vita infelice. La maledizione colpirà anche le figlie delle quattro donne. Daria, la figlia di Carlotta, si rivelerà essere il nuovo portavoce di Lucifero e complotterà per soggiogare il mondo intero al volere del suo padrone.

Un’Ombra nell’Ombra è il secondo e ultimo lungometraggio diretto da Pier Carpi, che in precedenza aveva girato solo Povero Gesù. Spezzo una lancia a favore di questo regista che, nonostante sia poco preparato tecnicamente, esprime una certa dose di impegno e di talento in questa sua opera. Appassionato di esoterismo nella vita reale, Carpi scrive sul tema diversi libri e da uno di questi decide di trarre la sceneggiatura per il film in questione. Non trovando finanziamenti sufficienti mette il progetto in cantiere fino a quando l’enorme successo de L’Esorcista e di Omen – Il Presagio non scateneranno la nuova moda dei film a sfondo satanico. A questo punto si unisce al filone e riesce a realizzare il suo film, decisamente più povero di mezzi rispetto ai due capolavori appena citati ma piuttosto all’altezza di altre produzioni italiane dell’epoca. L’atmosfera è appropriata e le ambientazioni sono decisamente cupe, gran parte delle inquadrature è invasa dall’oscurità spezzata solo da punti luce distanti e fiochi. Scenografie con altari, candelabri, fiamme, simboli satanici ed esoterici fanno da contorno alle scene dei rituali che purtroppo non sono rese dagli attori con la dovuta serietà visto il tema trattato. Fa eccezione la giovanissima Lara Wendel, vera protagonista del film, che col suo sguardo tagliente e malvagio entra nella parte della figlia di Lucifero con impegno regalandoci alcuni birividi e surcalssando lo stesso Ezio Miani che interpreta, appunto, il signore del male. Purtroppo, escluse Daria e Carlotta, i vari personaggi di contorno sono poco approfonditi e questa scelta, unita ad alcune lacune nella sceneggiatura, contribuisce a far vacillare la trama abbassando l’attenzione dello spettatore. Essendo una produzione italiana degli anni settanta difficilmente poteva mancare l’elemento erotico, le scene di nudo sono un tentativo di rientrare nel filone sexploitation ma senza esagerare visto che, se non altro, sono inserite con un certo criterio e non completamente a caso. Accompagnato dall’elemento satanico l’erotismo acquista una sfumatura blasfema che aiuta il regista nel suo intento di farci entrare in un mondo in cui il male regna sovrano, al punto da spingere una madre a voler uccidere la figlia pur di liberarla dal demonio. Pregevole la scelta di accompagnare tutto il film con le musiche di Stelvio Cipriani che si avvicinano a certe composizioni nello stile usato dai Goblins per i film di Dario Argento. Per alcuni appassionati del genere questo film può rivelarsi una piacevole visione se non addirittura un cult, difficilmente verrà apprezzato da chi mastica in prevalenza cinema mainstream.

Curiosità:

Lara Wendel girò alcune scene di nudo che fecero molto scandalo dato che l’attrice all’epoca aveva solo 12 anni.

Irene Papas doveva girare una scena di nudo ma in quella scena non la si vede mai in viso e si suppone che abbia usato una controfigura.

Nella scena in cui Lucifero sgretola una parete e appare a Carlotta, che si trova assieme ad un uomo in un vicolo, i due attori sono sostituiti da due controfigure. Non sapendone l’esatto motivo si suppone che la scena sia stata girata in seguito.

Il film fu girato nel 1977 ma uscì solo nel 1979.

Esiste un’edizione belga in VHS del film in cui è presente una scena, della durata di 3 minuti e 14 secondi, tagliata in tutte le altre edizioni. Ecco la copertina:

Nella scena tagliata l’allora giovanissima Carmen Russo si avvicina ad un altare, si spoglia e vi si sdraia sopra circondata da altre donne che assistono al rituale tra cui Carlotta, Raffaella, Lena e Agata. Arriva Lucifero e quando sta per possederla e farla diventare la sua ennesima schiava le quattro donne sollevano le loro spade puntantole al viso del demonio che svanisce. Di seguito troverete alcune immagini di questa scena.


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